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L'ANVCG chiede chiarimenti al Ministro Giovannini sulle voci di "riordino delle pensioni di guerra indirette"

Qualche giorno fa i mass media hanno riportato un'intervista al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Prof. Enrico Giovannini, nella quale, con riferimento alla proposta di introduzione del SIA (sostegno per l’inclusione attiva), questi avrebbe affermato che le relative risorse potrebbero essere rinvenute, tra le altre cose, dal "riordino delle pensioni di guerra indirette" (è possibile leggere integralmente l'intervista cliccando qui).

Questa affermazione, pur se generica e vaga, suscita qualche inquietudine, soprattutto ripensando a quanto successo esattamente un anno fa con il tentativo del Governo di tassazione le pensioni di guerra, dirette ed indirette, fortunatamente naufragato a causa della forte opposizione delle associazioni di categoria, di gran parte del Parlamento e dell’opinione pubblica.

Per questo motivo l'Associazione ha ritenuto opportuno - con la lettera del 25 settembre 2013 che riportiamo sotto - chiedere chiarimenti al Ministro Giovannini, al Presidente del Consiglio Letta e al Ministro Saccomanni, facendo presente che l'unico tipo di riordino ammissibile per le pensioni di guerra indirette è quello che ne stabilisca l'importo nella misura del 60%  delle corrispondenti pensioni dirette, così come avviene in tutti gli altri settori pensionistici.



Egregio Signore Prof. Enrico Giovannini Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali

p.c. Egregio Signore On. Enrico Letta Presidente del Consiglio dei Ministri

p.c. Egregio Signore Dott. Fabrizio Saccomanni Ministro dell’Economia

Oggetto: Ipotesi riordino pensioni di guerra indirette - Richiesta chiarimenti urgenti.

Egregio Signor Ministro, l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra Onlus, che mi onoro di presiedere per avere perso la vista a nove anni a causa dell’esplosione di un ordigno bellico, è l’Ente Morale preposto per legge alla rappresenta e tutela delle 120.000 vittime civili di guerra italiane e delle loro famiglie. Ancora oggi una vastissima platea di mutilati, invalidi, grandi invalidi, ciechi, vedove ed orfani, che a causa della guerra hanno subito pesantissime perdite fisiche e morali.

Le scrivo per chiederLe chiarimenti urgenti in ordine ad alcune dichiarazioni a Lei attribuite dai mezzi di informazione nei giorni scorsi, laddove con riferimento alla proposta di introduzione del SIA (sostegno per l’inclusione attiva) avrebbe affermato che le relative risorse potrebbero essere rinvenute, tra le altre cose, dal “riordino delle pensioni di guerra indirette”.

Tale affermazione, pur nella sua attuale genericità ed indeterminatezza, ha suscitato in noi grandissimo allarme, memori ancora del tentativo del Governo, fortunatamente naufragato nella scorsa legislatura a causa della forte opposizione delle associazioni di categoria, di gran parte del Parlamento e dell’opinione pubblico, di sottoporre a tassazione le pensioni di guerra, dirette ed indirette.

Allora fu un’amara sorpresa apprendere da un giorno all’altro e senza alcun preventivo confronto, che il Governo aveva previsto nella legge di stabilità di tassare somme che per espressa previsione normativa hanno natura risarcitoria, come recita l'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 1978, “... di doveroso riconoscimento e di solidarietà, da parte dello Stato nei confronti di coloro che, a causa della guerra, abbiano subito menomazioni nell'integrità fisica o la perdita di un congiunto”.

Per quanto sopra, La prego di chiarire quanto prima che cosa intende per “riordino delle pensioni di guerra indirette” e soprattutto, laddove fosse realmente intenzionato a procedere in tale direzione, di avere cura di coinvolgere preventivamente le parti sociali interessate, di cui l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra è una delle maggiori rappresentanti per l’attuale consistenza numerica.

Mi permetto di aggiungere, peraltro, che qualche cosa da riordinare nelle pensioni indirette effettivamente c’è e riguarda la forte disomogeneità e disuguaglianza che si è venuta a creare in materia tra posizioni meritevoli della stessa tutela, a causa della stratificazione di norme succedutesi nel tempo in maniera non sempre organica.

Infatti, se si considera il rapporto tra la pensione diretta e la pensione indiretta corrispondente, si può notare come questo sia ingiustificatamente diverso da categoria a categoria: la pensione di guerra indiretta spettante ad una vedova di un invalido di 1ª categoria (ad esempio per una perdita di una gamba con l’impossibilità di protesi) è pari al 55,48% della pensione base di cui fruiva quest’ultimo; per la seconda categoria (in cui rientra – ad esempio – la perdita di un braccio) questo rapporto scende addirittura al 36,71%, mentre per l’8ª categoria (la categoria di minore gravità) risale al 54,43%.

E’ evidente che queste disparità non sono dovute all’applicazione di un criterio preciso, ma sono il frutto di un succedersi di norme nel tempo senza coordinamento. Inoltre per tutte le categorie di pensione indiretta, la percentuale applicata è inferiore a quella del 60% usata per i trattamenti previdenziali ordinari.

Si tratta di una situazione che non può essere mantenuta in essere, anche per gli evidenti profili di incostituzionalità in essa presenti alla luce del principio di uguaglianza di cui all’articolo 3 della nostra Carta Costituzionale e che per tale ragione abbiamo intenzione di sottoporre quanto prima alla Sua attenzione nonché a quella del Ministro dell’Economia che ci legge in copia, in un incontro che con la presente cortesemente chiedo di fissarmi a stretto giro.

Certo di poter contare su un Suo gentile e tempestivo riscontro, colgo l’occasione per inviarLe cordiali saluti.

IL PRESIDENTE NAZIONALE (Avv. Giuseppe Castronovo)

Ultima modifica il Giovedì, 26 Settembre 2013 12:18

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