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Il 7 dicembre 2017, all’interno della Biblioteca Militare Centrale dello Stato Maggiore dell'Esercito, si è svolto l'incontro per la firma del Protocollo d’Intesa tra il Ministero della Difesa e l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, in materia di ordigni bellici inesplosi.

Il Generale di Corpo d’Armata Riccardo Marchiò, Comandante delle Forze Operative Terrestri e Comando Operativo Esercito, ha siglato l’accordo con il Vice Presidente Nazionale Vicario dell’Associazione, Michele Vigne.

Dopo una prima fase di sperimentazione, durata circa un anno e mezzo, si è deciso di ratificare un accordo ufficiale, grazie al quale verrà creato un unico database relativo sia agli interventi di bonifica effettuati dai reparti dell’Esercito, sia ai dati storici in possesso dell’ANVCG e ai rinvenimenti segnalati da quest’ultima.

La firma di questo protocollo si inserisce in un percorso che l'ANVCG sta seguendo da tempo, quello della sensibilizzazione dell’opinione pubblica in Italia e nel mondo sui tragici effetti degli ordigni bellici sulle popolazioni civili. A questo scopo è stato fondato, all’interno dell’ANVCG, uno specifico Dipartimento Ordigni Bellici Inesplosi che si avvale della collaborazione di numerosi volontari e specialisti del settore, è stata avviata una campagna di informazione e sensibilizaazione ed è stato concluso un protocollo d’intesa con il MIUR. Grazie alla partnership con UNRWA (l’Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi) è stato possibile diffondere gli strumenti informativi realizzati dall’ANVCG per questa campagna anche in larga parte del Medio Oriente, in un contesto dove il pericolo degli ordigni bellici inesplosi costituisce purtroppo una realtà quotidiana per tutti.

L’Esercito Italiano, grazie ai propri team di specialisti, è in grado di intervenire 24 ore su 24 su tutto il territorio nazionale. Negli ultimi 10 anni sono stati condotti oltre 35.000 interventi di bonifica del territorio. I reparti del Genio, grazie alle esperienze maturate nelle missioni estere e all’elevata connotazione “dual-use”, agiscono a favore della comunità nazionale sia in caso di pubbliche calamità, sia per la bonifica dei residuati bellici ancora ampiamente presenti sul territorio.

Il Vice Presidente dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, Michele Vigne, anch’egli vittima di un ordigno bellico il 15 dicembre 1951, ha affermato, durante la cerimonia di firma del protocollo che “Come dimostra la storia di tanti nostri soci, compresa la mia personale, la pericolosità degli ordigni bellici si protrae molto a lungo dopo la fine dei conflitti, perché le guerre purtroppo non si esauriscono con i trattati di pace, ma lasciano una pesante eredità per molte decine di anni e per diverse generazioni”.

Anche il Generale Marchiò ha ribadito che la collaborazione tra l’Esercito e l’ANVCG è un passo sostanziale verso il perfezionamento e il potenziamento degli interventi di bonifica degli ordigni inesplosi.
 
Alla cerimonia hanno partecipato anche il Segretario Generale dell’ANVCG Roberto Serio e il responsabile del Dipartimento Ordigni Bellici Inesplosi dell’ANVCG Giovanni Lafirenze. Erano inoltre presenti Nicolas Marzolino e Lorenzo Bernard , due giovani che nel marzo del 2013, all’età di appena sedici anni, sono rimasti vittime dell’esplosione di un residuato bellico in Val di Susa.

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Per l'anno 2018 l'indice di rivalutazione delle pensioni di guerra sarà pari allo 0,40%.

Della stessa percentuale sale il limite di reddito (previsto per la concessione di alcuni tipi di pensioni o assegni) che pertanto dal 1° gennaio 2018 sale da 16.942,89 euro a  17.010,66 euro. Si ricorda che questo importo si riferisce al reddito IRPEF 2017 personale lordo.

Di seguito riportiamo gli importi mensili per il 2018 dei principali trattamenti pensionistici di guerra:

 
PENSIONI DIRETTE

  • 1ª categoria: 669,86 euro
  • 2ª categoria: 602,75 euro
  • 3ª categoria: 534,94 euro
  • 4ª categoria: 469,58 euro
  • 5ª categoria: 402,47 euro
  • 6ª categoria: 335,49 euro
  • 7ª categoria: 268,30 euro
  • 8ª categoria: 201,19 euro
  • incollocabili: 1.056,01 euro
  • assegno integrativo 1ª cat.: 193,07 euro

PENSIONI INDIRETTE

Tabella G:

  • Orfani e vedove/i di guerra o di invalidi di 1ª cat. (Tab.G) : 380,21 euro
  • Assegno di maggiorazione Tab.G: 94,14 euro
  • Assegno supplementare 1ª cat. semplice: 96,55 euro

Tabella N (reversibilità):

  • 2ª categoria: 221,26 euro
  • 3ª categoria: 195,52 euro
  • 4ª categoria: 171,61 euro
  • 5ª categoria: 147,19 euro
  • 6ª categoria: 122,60 euro
  • 7ª categoria: 112,58 euro
  • 8ª categoria: 109,52 euro

Tabella M (genitori di caduto):

  • per la perdita di 1 figlio: 183,31 euro
  • per la perdita di 2 figli : 348,30 euro

 

E' possibile verificare l'importo di ogni singolo assegno consultando il prontuario predisposto dall'Associazione.

Qualora l'importo in pagamento non corrisponda a quanto indicato nei prontuari, vi invitiamo vivamente a contattare l'Associazione per una verifica.

Ultima modifica il Martedì, 05 Dicembre 2017 10:36

Il 29 novembre il Parlamento Europeo ha accolto la delegazione dei “Caschi Blu del Mare”, un progetto sviluppato dalla federazione mondiale degli sport subacquei (CMAS).

Ad accogliere nella sede di Bruxelles la delegazione, il membro del Parlamento Europeo Silvia Costa che ha affermato: "Dopo i Caschi Blu della Cultura. sono nati i Caschi Blu del Mare, per iniziativa di Anna Arzhanova, presidente della CMAS di intesa con Unesco. Questo è stato un progetto unico al mondo ed è necessario ricordare che il patrimonio culturale, naturalistico e ambientale è un bene dell’umanità da condividere e tutelare insieme ed è significativo che giovani che lo hanno sperimentato in condizioni tragiche oggi lo possano vivere in ben diverso modo, come subacquei dedicati al patrimonio culturale. Questa è certamente un’esperienza di avanguardia che vorrei diventasse un progetto europeo".

"Sono molto felice di accogliere in Parlamento europeo la delegazione dei 'Caschi Blu del Mare' - ha dichiarato in un comunicato David Sassoli, vicepresidente del Parlamento Europeo - un'iniziativa molto innovativa e di successo che ha permesso a tanti giovani di vivere autentiche esperienze di integrazione con la concreta possibilità di lavorare insieme ai loro coetanei migranti e agli operatori europei in programmi coordinati di ricostruzione, restauro e tutela del patrimonio subacqueo".

Per il Parlamento Europeo erano inoltre presenti Gianni Pittella, Presidente del Gruppo Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici, e Patrizia Toia, Capodelegazione del PD, che hanno espresso vivo apprezzamento per il progetto.

Anna Arzhanova, presidente di CMAS, illustrando l’iniziativa ha voluto evidenziare che  "I Caschi Blu del Mare sono stati costituiti per la salvaguardia e la pulizia dell'ambiente marino, educare alla tutela e conservazione dell’ambiente marino, promuovere delle campagne per la pulizia del mare e recuperare i tesori nascosti sott'acqua. Essere stati ricevuti oggi dal Parlamento Europeo” – ha proseguito – “rappresenta la prova reale che questo progetto è unico, speciale. E ringrazio tutte le persone che sono intervenute oggi e quelle che ci hanno accompagnato nella realizzazione dell'iniziativa".

L'incontro si è aperto dalla proiezione di un video che ha raccontato il progetto con testimonianze degli allievi italiani e rifugiati che nel corso tenuto a Salerno hanno conseguito il brevetto da 18 metri di profondità per attività subacquea. Wazib del Bangladesh, Kante della Guinea, Mihlad dell'Egitto e Emanuel della Nigeria hanno condiviso con gli studenti italiani il primo corso integrato; i ragazzi hanno espresso con grande commozione e viva partecipazione di aver vinto la paura dell'acqua e di voler mettere in pratica tutto quello che hanno appreso anche tornando nel loro Paese.

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Il corso è stato promosso da CMAS, dalla federazione italiana FIPSAS e dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo - MigrArti. "Far pace con il Mediterraneo: è con questa idea - ha spiegato Paolo Masini, consigliere del ministro Franceschini - che MigrArti e il Ministero hanno collaborato con un progetto unico nel suo genere. Quel mare che troppo spesso ha portato morte e tragedia può diventare opportunità culturale, ambientale e di futuro”.

La delegazione era rappresentata anche da un allievo del primo corso Blue Helmets di Salerno, da Annino Festa (presidente Commissione tecnica FIPSAS), Eva Avossa (Vice Sindaco di Salerno), Renato Pagliara (MIUR di Salerno), Anna Rita Carrafiello (dirigente scolastico del Santa Caterina da Siena, la scuola che assieme al CPIA ha ospitato il corso) e Giuseppe Castronovo (presidente dell'Associazione Italiana Vittime Civili di Guerra, ANVCG).

"Questo progetto straordinario, che ha avuto grande successo sia tra gli studenti che tra i docenti, è una grande opportunità di integrazione. La città di Salerno - ha detto il Vice Sindaco Avossa - è da sempre considerata la città dell’accoglienza, visti i tanti migranti approdati nella nostra terra, e questo progetto rafforza ancora di più questa nostra sensibilità all’argomento, anche attraverso i giovani e le scuole".

"Siamo qui a Bruxelles - ha dichiarato il Presidente dell’ANVCG Castronovo - per ribadire che i rifugiati che fuggono dai conflitti sono le nuove vittime civili di guerra, ai quali va concessa una vera integrazione. Sotto le insegne di questo progetto è stata costituita una vera task force dell’integrazione, con lo sport che favorisce con i propri linguaggi universali una cultura di pace. E noi vogliamo sostenere questo nobile progetto anche in futuro, attraverso la realizzazione di due corsi di profondità in mare, uno a Roma ed uno a Salerno, per arrivare a formare tanti nuovi Caschi Blu del Mare".

Dopo sette anni non è ancora finito l'iter della legge che introduce misure stringenti per evitare il finanziamento delle imprese che producono mine antiuomo e submunizioni a grappolo, approvata definitivamente dal Parlamento a inizio ottobre ma rinviata alle Camere dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in quanto il provvedimento presenta "profili di evidente illegittimità costituzionale".

Secondo la nota ufficiale del Quirinale "la normativa in esame, in contrasto con la finalità dichiarata, determinerebbe l'esclusione della sanzione penale per determinati soggetti che rivestono ruoli apicali e di controllo (per esempio i vertici degli istituti bancari, delle società di intermediazione finanziaria e degli altri intermediari abilitati); per altri soggetti, privi di questa qualificazione, sarebbe invece mantenuta la sanzione penale, che prevede la reclusione da 3 a 12 anni, oltre alla multa da euro 258.228 a 516.456.Questo contrasta con l'art.3 della Costituzione che vieta ogni irragionevole disparità di trattamento fra soggetti rispetto alla medesima condotta». La norma inoltre «si pone in contrasto con le convenzioni di Oslo e di Ottawa a suo tempo ratificate con le leggi n. 106 del 1999 e n. 95 del 2011 che richiedono sanzioni penali per tutti i finanziatori degli ordigni vietati. La normativa in esame determinerebbe invece la depenalizzazione di alcune condotte oggi sanzionate penalmente".

E' ora indispensabile che il Parlamento corregga il testo in tempo utile, in questi pochi mesi che restano fino al termine della legislatura, al fine di evitare che questo rinvio - il primo della Presidenza Mattarella - finisca involontariamente per vanificare tutti gli sforzi profusi in questi anni per ottenere l'approvazione di questo provvedimento di così alto valore morale.

L'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra rivolge un forte appello a tutte le forze politiche affinché si mobilitino in questo senso.

Durante i giorni precedenti la presentazione ufficiale della legge di bilancio 2018 da parte del Governo, una fonte molto autorevole – Il Sole 24 Ore – ha dato notizia di una possibile “stretta sulle pensioni di guerra”, consistente nella limitazione del diritto alla reversibilità per il coniuge superstite solo al caso di sussistenza di inabilità e reddito inferiore al limite di legge e nella eliminazione del diritto degli orfani e dei genitori.

Una volta verificato presso gli uffici competenti che questa notizia aveva un concredo fondamento, l'ANVCG si è prontamente attivata, rivolgendo un forte e deciso appello alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero dell’Economia e delle Finanze, per chiedere l’immediata eliminazione di questa inaccettabile proposta prima che il testo definitivo fosse licenziato e preannunciando, in caso contrario, una veemente mobilitazione di tutta la nostra categoria.

Fortuntamente, anche a seguito di questo intervento, il testo ufficiale della legge di bilancio 2018 ora all'esame del Senato non contiene alcuna norma relativa alle pensioni di guerra. L'attenzione dell'ANVCG resta comunque molto alta, al fine di evitare nuove sgradite sorprese durante l’iter della legge.

Spiace davvero constatare che, dopo le ben note proposte di tassazione avanzate negli anni scorsi e decadute anche e soprattutto per la nostra mobilitazione, le nostre pensioni siano state nuovamente oggetto di una concreta minaccia, che non trova giustificazioni neanche dal freddo punto di vista delle cifre e dell’equilibrio di bilancio.

Questa vicenda è un’ennesima dimostrazione che la piena conservazione di tutti i diritti dei pensionati di guerra – resa possibile in questi duri anni di continui tagli economici anche per l’impegno e lo sforzo della nostra Associazione – è un risultato la cui importanza non deve assolutamente essere sottovalutata.

Data questa situazione l'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra continuerà con tutte le sue forze a difendere e tutelare i diritti di tutti i pensionati di guerra in ogni sede, così come ci richiedono la legge, lo Statuto e soprattutto la nostra storia e la nostra coscienza.
   

A seguito dell’entrata in vigore del decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174 (Codice di giustizia contabile), vi sono state delle novità anche nella procedura di presentazione dei ricorsi in materia pensionistica e quindi anche in materia di pensioni di guerra.

Secondo le nuove regole, infatti, per quanto riguarda i nuovi ricorsi in primo grado:

a) il pensionato presenta il ricorso alla Corte dei Conti a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento;

b) entro un breve termine, il giudice emette il decreto di fissazione dell’udienza che viene comunicato tempestivamente al pensionato;

c) nel termine di 10 giorni dalla data di comunicazione del decreto di fissazione dell’udienza, il pensionato deve notificare attraverso l’ufficiale giudiziario all’ufficio che ha prodotto il provvedimento impugnato (di solito la locale Ragioneria Territoriale dello Stato) il ricorso unitamente al decreto di fissazione dell’udienza. Dalle informazioni acquisite per le vie brevi risulta che la Corte dei Conti invia al ricorrente i documenti da notificare solo in caso di utilizzo di PEC (Posta Elettronica Certificata). In caso contrario il ricorrente deve richiedere alla segreteria della Corte copia conforme del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza, ai fini della notifica;

d) una volta effettuata la notifica attraverso l’ufficiale giudiziario, la prova della notifica stessa (cosiddetta “relata di notifica”) va trasmessa alla Corte dei Conti.

L'assistenza di un legale per i giudizi in primo grado resta facoltativa, ma come si può facilmente intuire da questa illustrazione, le modifiche della procedura (in special modo quella di cui al punto c) rendono di fatto assai difficoltoso – e spesso quasi impossibile – per i pensionati di guerra presentare un ricorso correttamente, senza un'assistenza legale almeno per la fase introduttiva. Per questo vi consigliamo di contattare la sezione dell'ANVCG più vicina.

Ultima modifica il Lunedì, 09 Ottobre 2017 14:01

Mercoledi 11 Ottobre la Temple University Rome (Roma, Lungotevere Arnaldo da Brescia, 15 - Fermata Flaminio della metro A), ospiterà una conferenza sul conflitto Colombiano, uno dei più lunghi e violenti al mondo.

Organizzata da L’Osservatorio - Centro di ricerche sulle vittime civili dei conflitti dell'ANVCG - questa conferenza si terrà dalle ore 15 alle 17.30 e ha l’obiettivo di far luce sulle ragioni che hanno portato al conflitto e sul processo di pace verso il quale il paese si sta dirigendo.

Il programma dettagliato dell'evento si può consultare sulla pagina del sito de L'Osservatorio.

Dopo un lunghissimo e travagliato iter durato 7 anni e due legislature, è stata finalmente approvata oggi 3 ottobre dalla Camera in via definitiva la legge per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo, con un consenso praticamente unanime (389 favorevoli su 393 presenti  0 contrari 3 astenuti).

La legge, a prima firma della Senatrice Silvana Amati, si ricollega alla Convenzione di Oslo che indica, tra le attività penalmente perseguibili, il supporto finanziario a produzione, stoccaggio commercio ed uso delle bombe a grappolo (cluster).

La legge prevede il divieto degli investimenti finanziari a favore di industrie che - direttamente o avvalendosi di società controllate o collegate - svolgono attività di costruzione, sviluppo, assemblaggio, riparazione, conservazione, ricerca tecnologica, utilizzo, stoccaggio, detenzione, promozione, vendita, distribuzione, importazione, esportazione e trasporto di mine anti-persona e di munizioni a grappolo o anche solo di parti di esse.  

Per rendere effettivo questo divieto, la legge prevede dei controlli periodici da parte di organismi di vigilanza, ponendo così l’Italia in una posizione di avanguardia nella lotta contro queste micidiali armi.

Questa legge, promossa da Campagna Italiana Contro le Mine e fortemente sostenuta  dall’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, ha avuto l’appoggio di tutte le forze politiche ma anche di moltissime persone comuni, come testimoniano le 10 mila adesioni all’appello on line NoMoney4Bombs.

L’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, da sempre vicina alla tematica e fortemente impegnata sull’argomento, esprime grande soddisfazione per questo voto: “Siamo molto felici che la proposta della Sen. Amati, alla quale va il mio e il nostro ringraziamento, sia stata finalmente votata favorevolmente alla Camera» ha detto Giuseppe Castronovo, il Presidente Nazionale dell’ANVCG, che ha poi sottolineato come l’Associazione “da sempre sia impegnata nella lotta contro gli ordigni bellici inesplosi e le mine antipersona”.

L’ANVCG infatti ha partecipato attivamente anche alla campagna per la ratifica in Italia della Convenzione di Ottawa contro le mine antipersona alla fine degli anni ’90 e in questi ultimi anni si sta facendo promotrice di numerose campagne e iniziative – sia in Italia che in campo internazionale – per la difesa delle popolazioni civili dagli ordigni di natura bellica.

INFORMAZIONI  GENERALI

Secondo il rapporto Worldwide investements in cluster munitions a shared responsability 2017 dall’associazione PAX (ONG con sede nei Paesi Bassi membro della Cluster Munition Coalition),  31 miliardi di dollari di investimenti sono stati accordati principalmente a sei aziende che producono munizioni a grappolo. Tra le sei, due società si trovano in Cina (Cina Aerospace Science and Industry e Norinco), due in Corea del Sud (Hanwha e Poongsan) e due negli Stati Uniti (Orbital ATK e Textron).

Prosegue l’impegno dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra ONLUS a sostegno delle vittime dell'immigrazione e dei rifugiati. Il Presidente Nazionale Avv. Giuseppe Castronovo, il Consigliere Nazionale e presidente siciliano dell'Associazione Giuseppe Guarino e il Segretario Generale Avv. Roberto Serio erano presenti alla 4ª Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, la seconda dall'approvazione della legge, celebrata a Lampedusa in ricordo delle vittime del 3 ottobre 2013, quando in un naufragio persero la vita 368 migranti a largo dell’isola.

Le celebrazioni rientrano in un appuntamento di quattro giorni per il progetto "L'Europa inizia a Lampedusa", al quale hanno preso parte circa 200 studenti provenienti da tutta Europa, insieme a superstiti e familiari delle numerose vittime dei naufragi avvenuti nelle acque del Mediterraneo.

L'evento è stato organizzato dal MIUR e dal Comitato Tre Ottobre, in collaborazione con RAI-Radiotelevisione Italiana e con il Patrocinio del Comune di Lampedusa e Linosa, con il sostegno di UNHCR, Amnesty International, Save the Children, Medici Senza Frontiere, CISOM, Centro Astalli, OIM, Associazione Carta di Roma, Legambiente Lampedusa e Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, che ha organizzato un laboratorio con degli studenti, incentrato sul dialogo tra i sopravvissuti alle guerre di ieri e alle guerre di oggi.

Attraverso il progetto "L'Europa inizia a Lampedusa" la società civile italiana si unisce alle istituzioni per inviare un messaggio forte e chiaro di apertura e di solidarietà e per mirare ad accrescere la consapevolezza che le nuove generazioni hanno dei temi legati alle migrazioni, ai diritti umani e all’accoglienza di migranti e rifugiati.

I rappresentanti dell’ANVCG, insieme al Presidente del Senato Pietro Grasso e al Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, hanno preso parte ad un momento di raccoglimento davanti alla Porta d’Europa di Lampedusa. Alla celebrazione, che ha preceduto la commemorazione in mare sul luogo del naufragio a bordo delle motovedette della Guardia Costiera e delle barche dei pescatori di Lampedusa, erano presenti anche padre Mussie Zerai, l'arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro e alcuni sopravvissuti al naufragio del 3 ottobre 2013.

Dal 30 settembre al 3 ottobre 2017 si è svolto un vero e proprio programma interculturale, attraverso cui si è voluto favorire l’incontro di storie, persone e culture diverse incoraggiando il dialogo, l’apprendimento e soprattutto la solidarietà verso chi ha o ha avuto la forza di partire per diventare cittadino del mondo. Per il programma completo delle iniziative svolte, cliccare qui.

«I rifugiati che fuggono dai conflitti sono le nuove vittime civili di guerra ed è questo il messaggio che l’ANVCG vuole lanciare con la sua presenza qui e con le sue campagne», ha dichiarato il Presidente dell’ANVCG Giuseppe Castronovo, aggiungendo che «è fondamentale che l’Italia e l’Unione Europea sostengano la creazione di corridoi umanitari in aiuto delle sventurate persone costrette a lasciare le proprie terre a causa dei bombardamenti e degli scontri tra le opposte fazioni».

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Oltre 13 milioni di persone bisognose di assistenza e 7 milioni di bambini in povertà. Amnesty international fornisce una fotografia del dramma siriano: “Negli ultimi mesi la situazione umanitaria si è degradata ulteriormente”. Beccegato (Caritas): “A chi dice aiutiamoli a casa loro rispondiamo aiutiamoli e basta”.

Mezzo milione di persone uccise, quasi due milioni di feriti, 4,8 milioni di rifugiati in altri paesi (di cui 1,2 milioni ha chiesto l’asilo in Europa), 7 milioni di bambini in condizione di povertà, un terzo dei quali non frequenta la scuola. A fornire una fotografia della Siria di oggi è Gianni Rufini, direttore di Amnesty international Italia, che ha aperto questa mattina a Roma la due giorni di Caritas italiana dal titolo “All’ombra del muro”, un seminario sulla situazione siriana e in Terra santa.

“Negli ultimi mesi sul piano umanitario la situazione in Siria è degradata ulteriormente: le ultime persone che non avevano deciso ancora di allontanarsi lo stanno facendo – spiega Rufini – e c’è un costante peggioramento anche sul piano militare. È abbastanza evidente che il governo siriano, forte di un’alleanza coi russi, sta riconquistando terreno. L’opposizione armata è in uno stato confusionale e rimane la grossa macchia nera di Isis. Probabilmente nel giro di poco tempo il governo siriano riprenderà il controllo del paese, un paese completamente macerato dall’odio. Quanto hanno subito i siriani, dall’una e dell’altra parte, è talmente atroce che non ci sarà un perdono facile – aggiunge - .Parliamo di un paese in cui sono avvenute cose degne del Rwanda non se ne uscirà facilmente”.

Il direttore di Amnesty spiega per ora le condizioni per una ricostruzione non esistono. “Non esiste una volontà da parte della comunità internazionale di patrocinare un processo del genere, quella che prevale è l’indifferenza. Un’indifferenza supportata anche dall’opinione pubblica”. Rufini individua nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il colpevole: “E' paralizzato da un gioco di veti – spiega - Ma il problema non è solo lì, sta nell’atteggiamento dei governi, del resto dell’Europa e di quelle società, compresa la nostra che hanno subito una trasformazione antropologica, per cui non c’è più interesse o commozione per la condizione di queste popolazioni, che possa spingere a fare qualcosa”.

In tutto, secondo Caritas, sono ancora 13,5 milioni i siriani bisognosi di assistenza. Per Paolo Beccegato, vicedirettore di Caritas italiana e responsabile dell’area internazionale, “al facile slogan ‘aiutiamoli a casa loro’ bisogna rispondere ‘aiutiamoli e basta’. Quando ci sarà da ricostruire la Siria – aggiunge - bisognerà farlo guardando alle persone e alle responsabilità. Aiutiamoli con iniziative formative ed educative e denunciando quello che non va”. Nel corso del 2016 l’organizzazione cattolica ha realizzato nel paese 25 progetti, portando aiuto a 67mila famiglie. Il lavoro umanitario viene svolto in sei diversi uffici regionali: Damasco, Aleppo, Hassakeh, Homs, Latakia, Littoral-Tartus. Inoltre, dall’inizio della crisi siriana, la Caritas italiana ha sostenuto la popolazione locale, in collaborazione con Caritas Siria, con un investimento complessivo di 3.715.000 di euro investiti. Da agosto 2017, inoltre, Caritas italiana e Cei hanno finanziato due nuovi appelli di emergenza di Caritas Giordania e Caritas Libano per l’assistenza dei profughi siriani.

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