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Nel mondo attualmente sono in atto decine di conflitti armati e di guerre, dichiarate e non, la cui violenza sempre più si abbatte sulla popolazione civile, causando morti, invalidità e distruzione, oltre che la sistematica violazione dei diritti umani fondamentali.

In Siria, Afghanistan, Iraq, Nigeria, Niger, Ciad, Yemen, Ucraina, Pakistan, Libia, Egitto e molti altri luoghi sono decine di migliaia le persone che hanno perso la vita o la propria integrità fisica e o quelle di un proprio caro a causa della violenza della guerra. Chi ha potuto ha cercato la salvezza nella fuga dal proprio paese, con tutte le dolorose conseguenze che questo comporta.

I numeri, seppure impressionanti, non sono sufficienti a fornire un quadro completo della realtà: è sempre più difficile, infatti, stabilire confini certi tra guerra, rivolta, terrorismo, attacco e difesa, ma quello che è certo è che in oltre trenta Paesi del mondo si combatte e si muore in conflitti armati che coinvolgono, tra alleanze e supporti indiretti, una parte significativa della comunità internazionale.

Larga parte di queste vittime è rappresentata da civili, divenuti ormai il target principale della violenza dei conflitti armati, con una proporzione che attualmente si aggira intorno l’80%, secondo i report di Action on Armed Violence (AOAV).

Le cause di questo drammatico fenomeno sono molteplici, ma una delle principali è l’incremento esponenziale dei bombardamenti dei centri abitati, in stretta connessione con l’aumento vertiginoso dell’urbanizzazione. L’uso di ordigni esplosivi sempre più distruttivi su aree urbane che ormai contano spesso milioni di abitanti (con una densità abitativa che supera facilmente le 20.000 persone a km quadrato) è la prima e principale causa del devastante impatto dei conflitti sui civili nel mondo contemporaneo.

Oltre ai danni diretti alle persone, non vanno sottovalutate le gravissime implicazioni che la distruzione degli edifici e delle infrastrutture vitali producono sulla salute pubblica e sullo sviluppo futuro dell’area interessata, anche attraverso la presenza sul territorio di ordigni la cui pericolosità rimane una minaccia per decine e decine di anni.

Non va dimenticato, poi, che anche il fenomeno della migrazione è fortemente legato alla distruzione dei centri abitati, costituendo esso molto frequentemente l’evento che dà il via alla fuga dalla propria terra.

Nonostante l’unanime condanna a livello di opinione pubblica, ancora molto resta da fare per  garantire una efficace azione di contrasto a questo drammatico fenomeno, a partire dallo sviluppo della stessa normativa di diritto internazionale che attualmente non prevede regole che riguardano in modo specifico i bombardamenti sulle aree densamente popolate.  

Questa esigenza sta diventando sempre più pressante ed è sempre più urgente individuare dei mezzi per ridurre in modo significativo i danni causati dai bombardamenti, come riconosciuto nelle scorse settimane dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU e dal Presidente Mattarella nella dichiarazione diffusa in occasione della Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo

Le organizzazioni della società civile più sensibili e impegnante su questo tema hanno dato vita ad  una rete internazionale, International Network on Explosive Weapons (INEW), che ha lanciato la campagna “Stop bombing town and cities” al fine di ridurre in modo significativo le sofferenze prodotte dai bombardamenti sui centri abitati.

L’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, che tra i suoi scopi statutari ha anche quello di "promuovere l’affermazione ed il rispetto dei diritti umani delle popolazioni civili in conseguenza di guerre e conflitti armati", ha aderito a questa campagna e la sta promuovendo in Italia con lo slogan “Stop alle bombe sui civili”.

L’APPELLO DI INEW

International Network on Explosive Weapons – INEW intende rivolgersi agli Stati e alle parti coinvolte nei conflitti in generale per limitare i danni e le morti causate dall’uso sconsiderato delle armi esplosive nelle aree densamente popolate (bombe di terra e aria, ordigni esplosivi artigianali, razzi, mortai, artiglieria ecc.).

Attraverso le sue attività, INEW intende promuovere la revisione da parte degli Stati delle loro politiche e delle linee guida sull’uso delle armi esplosive. I suoi membri si occupano poi di ricerche specifiche sul tema e intraprendono azioni pubbliche di sensibilizzazione per promuove la conoscenza e la consapevolezza del problema.

In particolare, secondo la dichiarazione d’intenti adottata il 28 giugno 2011 dai membri fondatori (Action on Armed Violence, Handicap International, Human Rights Watch, IKV Pax Christi, Medact, Norwegian People’s Aid, Oxfam, Save the Children) INEW chiede agli stati e agli altri attori rilevanti di:

  • riconoscere che l’impiego di armi esplosive nelle aree popolate può causare gravi danni alle persone e alle comunità, e ulteriori sofferenze dovute al danneggiamento delle infrastrutture vitali
  • battersi per contrastare tali conseguenze e sofferenze in ogni situazione, rivedere e rafforzare le politiche e le pratiche internazionali sull’uso delle armi esplosive e raccogliere e mettere a disposizione i dati rilevanti sul fenomeno
  • impegnarsi per la piena attuazione dei diritti delle vittime e dei sopravvissuti
  • elevare il livello degli standard internazionali, prevedendo la proibizione e la restrizione dell’uso delle armi esplosive nelle aree popolate.

 

LA CAMPAGNA DELL’ANVCG “STOP ALLE BOMBE SUI CIVILI”

L’ANVCG è promotrice e coordinatrice in Italia della Campagna “Stop alle bombe sui civili”, riprendendo le istanze di “Stop bombing towns and cities” e gli obiettivi generali della Rete INEW. E’ parte della Rete e promotrice della campagna dal 2017.

La campagna italiana è stata lanciata per la prima volta dall’ANVCG in occasione del convegno organizzato il 1° febbraio 2018 per la celebrazione della prima giornata nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo, istituita tramite legge 25 gennaio 2017, n.9, che è stata fortemente voluta dall’Associazione  e che riconosce esplicitamente un ruolo d’impulso all’ANVCG e al suo centro di ricerca sulle vittime civili nel mondo “L’Osservatorio”.

All’interno della cornice di questa conferenza, l’ANVCG ha potuto presentare al pubblico la Rete INEW, spiegarne obiettivi e motivazioni e anticiparne alcune iniziative.

Nelle settimane successive al 1° febbraio 2018 sono state tante le iniziative organizzate dalle sezioni periferiche dell’Associazione per portare a conoscenza dei cittadini i contenuti della campagna. Queste iniziative, nate grazie all’impegno dei dirigenti delle sedi locali, dei soci e di migliaia di giovani volontari hanno suscitato molto interesse nella penisola.

Le sedi territoriali hanno organizzato dei punti informativi nelle piazze italiane (51 tra febbraio e aprile 2018) per diffondere materiale e informazioni sulla campagna.  Nei mesi successivi la campagna di sensibilizzazione e di divulgazione degli elementi chiave della campagna è proseguita con altre iniziative in luoghi pubblici di tutta Italia

Grazie al protocollo d’intesa con il MIUR, che riconosce all’ANVCG il ruolo educativo è stato possibile coinvolgere le scuole secondarie di primo e secondo grado nell’allestimento dei punti informativi sopra menzionati. La collaborazione con gli istituti scolastici, oltre ad essere occasione per veicolare i contenuti della campagna verso un pubblico giovane, ha permesso il moltiplicarsi di iniziative originali e d’impatto: maratone, cerimonie pubbliche, spettacoli musicali e teatrali.

Le iniziative di informazione sono state sostenute grazie alla produzione di materiale informativo specifico, tra cui una brochure, per la diffusione al pubblico, che illustra in maniera esaustiva i dati fondamentali del fenomeno dei bombardamenti sui centri abitati, le problematiche che la campagna intende risolvere e i suoi obiettivi.

La  campagna viene svolta dall’ANVCG anche tramite il suo centro di ricerca sulle vittime civili dei conflitti, L’Osservatorio, tra le cui attività principali ci sono la raccolta delle notizie riguardanti l’impatto delle guerre sulle popolazioni nel mondo e la presentazione e la divulgazione dei rapporti di altre organizzazioni attive nel campo della tutela dei diritti umani e di denuncia delle loro violazioni.


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