24-28 maggio 2021: Settimana della protezione dei civili nei conflitti armati

Nel 1999 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha aggiunto il tema della Protezione dei Civili nei Conflitti Armati (Protection of Civilians - PoC) nella sua agenda, fissando nella storica risoluzione 1265 quelli che sono tutt'oggi i pilastri fondamentali del tema e sottolineando l’importanza di prendere misure concludere volte alla prevenzione e risoluzione dei conflitti. 

Dal 1999 a oggi, il Consiglio di Sicurezza ha adottato dieci risoluzioni che ruotano intorno proprio ai principi fissati dalla risoluzione 1265, ovvero:

  • Protezione degli sfollati a causa delle guerre, soprattutto dei più vulnerabili (donne e bambini).
  • Facilitare l'accesso da parte dei civili all'assistenza umanitaria.
  • Rispondere adeguatamente alle violazioni, attraverso l'adozione di misure specifiche per ogni caso e la promozione di un sistema di responsabilità (principio di accountability).
  • Aumentare il rispetto e l'aderenza al quadro legale internazionale esistente e alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza nella conduzione delle ostilità.

Come ogni anni, a maggio è stato pubblicato il rapporto del Segretario Generale ONU sullo stato della Protezione dei Civili (qui nella versione inglese) e quest'anno il rapporto, tra i vari aspetti, ha sottolineato il forte impatto della pandemia sulla tutela dei civili nelle zone di guerra. Il Segretario Generale si è, inoltr,e concentrato su determinati aspetti e, tra questi, l'emergenza alimentare aggravata dal conflitto, l’impatto umanitario delle guerre urbane e i continui sfollamenti. Dall'analisi sullo stato generale della protezione dei civili emerge che i conflitti continuano ad essere caratterizzati da un alto tasso di mortalità dei civili, i quali subiscono anche molti e gravi danni fisici e psicologici, violenze sessuali, torture, sparizioni forzate; a questo si aggiungono, poi, gli effetti riverberanti dati dalla distruzione di infrastrutture vitali nelle aree popolate (ospedali, scuole, case, strade, ecc..) Dal rapporto emerge dunque un quadro preoccupante, con binomio guerra-pandemia che ha avuto un impatto devastante sulla vita delle popolazioni civili:

  •  Il pericolo di carestia si è riaffacciato, facendo scoppiare delle gravissime emergenze alimentari nei Paesi dilaniati dai conflitti.
  •  Il degrado ambientale causato dalla condotta delle ostilità ha avuto conseguenze umanitarie devastanti.
  •  Nella prima metà del 2020 il numero di sfollati è stato superiore che nel 2019. 
Nel rapporto si dedica inoltre un paragrafo ad hoc sulle conseguenze delle armi esplosive nelle aree popolate (EWIPA). Più di 50 milioni di persone sono state colpite da conflitti nelle aree urbane e a pagare il prezzo più alto sono stati i civili in Afghanistan, Libia, Siria e Yemen. Quando utilizzate in aree popolare, le armi esplosive sono la causa della morta e/o ferimento di civili per lo più: basti pensare che l’88% delle vittime causate da EWIPA sono civili. Tali armi, specialmente quelle con effetti ad ampio raggio, continuano a costituire una minaccia per i civili e li espongono al rischio di effetti indiscriminati. Per questa ragione, l'ANVCG (insieme con Campagna Italiana con le Mine e Rete Italiana Pace e Disarmo) sta portando avanti un'azione di sensibilizzazione delle istituzioni italiane, affinché in sede di dibattito manifestino il sostegno all'adozione della Dichiarazione politica internazionale per proteggere i civili dalle sofferenze causate dalle EWIPA. Le negoziazioni per il testo della Dichiarazione, si ricorda, sono arrivate quasi alla fine ed è più che mai importante che un numero grande di Stati si impegnino politicamente sulla questione.  
 
Qui il calendario degli eventi della Settimana della protezione dei civili nei conflitti armati.
Ultima modifica il Martedì, 13 Luglio 2021 14:50

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