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Action on Armed Violence (AOAV), membro fondatore della rete INEW di cui l'ANVCG fa parte, ha rilasciato il primo rapporto provvisorio sull'andamento della violenza esplosiva nel 2018.

AOAV ha registrato circa 32.102 vittime delle armi esplosive in tutto il mondo, così come riportate dai media di lingua inglese. Di queste, il 70% sono civili, che ancora una volta si confermano come la categoria di persone che più subisce le conseguenze dei conflitti contemporanei. Il 41% delle vittime civili risulta essere stato ucciso, mentre il 57% ferito.

Sebbene la percentuale di vittime delle armi esplosive sia scesa del 30% rispetto al 2017, nel 2018 si è assistito a un aumento del livello di violenza esplosiva in determinati paesi. I più colpiti sono stati Afghanista, Yemen, India e Libia. In particolare, la situazione in Afghanistan suscita molta preoccupazione, con un aumento delle vittime degli attacchi dell'ISIS di oltre il 90% rispetto all'anno precedente. In totale, nel paese si sono verificati 477 attacchi da armi esplosive, che hanno causato 4260 vittime tra i civili. E' il numero più alto dal 2010.

Un discorso a parte invece merita la Siria. Nonostante ormai il paese sia coinvolto in conflitto sanguinoso ormai pluriennale, il trend dei morti e dei feriti è sceso nell'ultimo anno. Questa notizia, tuttavia, non deve suscitare entusiasmo perché, di contro, in soli tre mesi, gli attacchi aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti hanno causato più vittime che nel resto dell'anno. AOAV ha registrato in tutto 12.012 vittime da violenza esplosiva nel paese, di cui 80% civili.

Somalia e Iraq, paesi in cui, negli anni passati, si è registrato il più alto numero di vittime civili da attacchi condotti con armi esplosive, hanno assistito ad un decremento delle loro vittime.

Per quanto riguarda la tipologia di armi esplosive, gli ordigni bellici improvvisati (Improvised Explosive Devices, IEDs) sono la causa del maggior numero di vittime, seguite dagli attacchi aerei, quelli via aerea e le mine.

In conclusione, nel 2018 l'impatto umanitario delle armi esplosive sembra aver subito una battuta d'arresto, ma è ancora molto presto per certificare un'inversione di tendenza. Rimane invece confermato lo schema del danno accertato negli anni scorsi: quando le armi esplosive sono usate nelle zone urbane, i civili colpiti sono il 90% dell totale delle vittime, mentre la percentuale scende al 20% nelle aree non popolate.

Per leggere il rapporto preliminare completo (in lingua inglese) cliccare qui.

Pubblicato in 2019

Lo scorso 8 febbraio si è tenuto il convegno organizzato dall'ANVCG "La Protezione dei Civili nei conflitti contemporanei: sfide e prospettive", presso il Museo delle Civiltà a Roma.

Sono trascorsi quasi vent'anni da quando il tema della protezione dei civili è entrato a pieno titolo nella lista delle priorità del Consiglio di Sicurezza ONU. Nonostante tale ricorrenza, il quadro delineato dal Segretario Generale nel suo ultimo Rapporto Annuale (462/2018) appare scoraggiante, perché i civili risultano essere il principale obiettivo della violenza dei conflitti armati. Urbanizzazione dei conflitti, estremismo violento, attacchi esplosivi e insicurezza alimentare costringono intere popolazioni a fuggire dalle proprie case e a spingersi verso un destino ignoto ed estremamente pericoloso, mentre un innumerevole numero di civili risulta disperso, ferito, mutilato o ucciso.

Uomini, donne e bambini vengono sistematicamente uccisi o feriti in attacchi deliberati o indiscriminati che regolarmente hanno luogo in aree densamente popolate e spesso comportano l’utilizzo di armi esplosive. Strutture mediche ed infrastrutture essenziali continuano ad essere danneggiati o distrutti in operazioni mirate, che quotidianamente vengono condotte nei paesi colpiti dalle ostilità. Aree residenziali e altre zone urbane sono contaminate da residui bellici esplosivi letali, che impediscono l’accesso a forniture alimentari, all'assistenza sanitaria e ad altri servizi essenziali. Attacchi continui e persistenti contro personale umanitario ed assidui impedimenti burocratici nell'esercizio delle operazioni di aiuto umanitario compromettono la capacità delle popolazioni colpite di soddisfare i propri bisogni primari ed aumentano il rischio di malattie e insicurezza alimentare. In questo scenario mutevole e stratificato, è evidente la difficoltà della Comunità  Internazionale a garantire pace e sicurezza, situazione che ha comportato lo spostamento dell’attenzione dalla risoluzione dei conflitti alle emergenze umanitarie e al moltiplicarsi delle iniziative della società civile per la Protezione dei Civili nei conflitti armati

I lavori della giornata sono stati aperti dal Presidente Nazionale Giuseppe Castronovo, che, in un appassionato intervento, ha più volte auspicato che altri paesi della Comunità Internazionale impegnati sul fronte della mine action e del disarmo umanitario potessero seguire l'esempio della legislazione italiana nel riconoscere un risarcimento alle vittime civili di guerra.

La parola è poi passata alla Viceministra Emanuela Del Re, che ha delineato un quadro complesso ed accurato delle politiche, degli interventi e dei programmi messi in atto dal nostro paese per proteggere le popolazioni civili coinvolte nei conflitti armati e per assicurare loro il rispetto dei diritti umani fondamentali anche in situazioni di pericolo per la propria incolumità e di insicurezza.

Mauro Garofalo, responsabile delle relazioni internazionali della Comunità di Sant'Egidio, ha invece dipinto un quadro dei conflitti contemporanei grazie alla sua esperienza nel campo della risoluzione dei conflitti. Il suo intervento si è concentrato nel descrivere gli effetti "indiretti" dei conflitti sulla vita delle popolazioni africane: mancanza di servizi sanitari fondamentali, impossibilità da parte delle vittime di godere appieno dei diritti civili fondamentali e di azioni risarcitorie, infrastrutture distrutte che impediscono al territorio di sollevarsi economicamente anche molto tempo dopo la fine delle ostilità.

Adriano Iaria, referente della Croce Rossa Italiana per il Diritto Internazionale Umanitario e i Diritti Umani ha illustrato invece le sfide che il Diritto Internazionale Umanitario si ritrova ad affrontare nei conflitti moderni, tra le difficoltà nel far rispettare i principi cardine delle Convenzioni di Ginevra (divieto di attacchi indiscriminati, divieto di attacchi non specificatamente rivolti a obiettivi militari, divieto di armi che abbiano effetti indiscriminati) e le sfide imposte dalle nuove tecnologie come ad esempio i sistemi d'arma autonomi.

L'intervento a cura della Croce Rossa Internazionale ha dato il via alla seconda parte del convegno, durante la quale sono state presentate le iniziative "Stop alle bombe sui civili" e "Stop Rape and Gender violence in conflict". Il Vicepresidente nazionale dell'ANVCG, Michele Corcio, ha illustrato al pubblico l'ultimo anno di attività della campagna dell'ANVCG contro le armi esplosive, nonché il programma delle future iniziative per la sensibilizzazione delle istituzione all'adesione alla dichiarazione politica internazionale. E' stato poi il turno di Tibisay Ambrosini, coordinatrice nazionale di Campagna italiana Stop Rape and Gender Violence in Conflict (Stop Rape Italia), che, nella sua toccante relazione, ha portato all'attenzione del pubblico il dramma degli stupri di guerra e le drammatiche testimonianze delle sopravvissute, in cerca di giustizia e riscatto sociale.

Per leggere l'intervento a cura dell'ANVCG cliccare qui
Per leggere l'intervento a cura della Croce Rossa Italia cliccare qui
Per leggere l'intervento a cura di Stop Rape Italia cliccare qui




Pubblicato in 2019

A novembre 2018, Action on Armed Violence, membro della rete internazionale INEW contro le armi esplosive nelle aree popolate, ha registrato circa 238 incidenti dovuti alla violenza esplosiva, che hanno causato un totale di 2,156 vittime (morti e feriti). Di queste vittime il 60% erano civili, circa 1.504.

La metà dei civili colpiti è rimasta vittima di ordigni bellici artigianali, il 38% da bombe sganciate via aerea e l'11% da armi esplosive usate via terra. Le mine terrestre sono state le responsabili del rimanente 1% delle vittime.

Gli incidenti si sono verificati in 22 paesi e territori. I paesi col maggior numero di vittime sono stati Siria, Afghanistan, Somalia, Pakistan e Iraq. Il mese di novembre ha segnato un aumento delle vittime colpite in Siria. Oltre il 75% dei civili morti e feriti sono stati causati da attacchi aerei guidati dalla coalizione statunitense contro l'area di Deir Ezzor controllata dall'ISIS, mentre un attentato in Afghanistan ha causato in un solo giorno 130 vittime.  In generale, in Somalia, Pakistan e Iraq gli ordigni bellici artigianali si sono rivelati essere la principale causa di morti e feriti tra i civili.

Per leggere il rapporto in versione integrale, cliccare qui.

Pubblicato in 2018

Nelle loro dichiarazioni nazionali, circa 30 stati hanno parlato della questione delle armi esplosive nelle aree popolate (EWIPA), tra cui: Argentina, Austria, Belgio, Brasile, Bulgaria, Canada, Cile, Costa Rica, Croazia, Ecuador, Finlandia, Germania, Grecia, Guatemala, Santa Sede, Irlanda, Italia, Messico, Marocco, Mozambico, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Polonia, Spagna, Svizzera, Regno Unito, Stati Uniti.

La maggior parte ha riconosciuto il danno umanitario derivante dall'uso di armi esplosive nelle aree popolate e il conseguente impatto sui civili. Alcuni stati hanno suggerito che era necessario un maggior rispetto del Diritto Internazionale Umanitario (DIU) per affrontare questo problema, sebbene sia stato notato che la sua interpretazione e applicazione varino considerevolmente e che i civili continuano a essere danneggiati dall'EWIPA anche da parte di Stati che affermano di agire rispettandone i principi.

Un paio di Stati hanno menzionato la recente Dichiarazione Congiunta alla Prima Commissione UNGA letta dall'Irlanda; in particolare il Canada ha espresso apprezzamento per la stessa, sebbene non vi abbia aderito. Sono stati inoltre menzionati la Dichiarazione di Maputo e la conferenza sulle armi epslosive in Cile, così come altri lavori sulla protezione dei civili che hanno riguardato questo tema, nonché le ripetute raccomandazioni del Segretario Generale delle Nazioni Unite per lo sviluppo di una dichiarazione politica internazionale e i ripetuti appelli agli stati e alle parti in conflitto ad evitare l'uso di armi esplosive con effetti di ampio raggio nelle aree popolate.

Diversi Stati hanno espresso l'intenzione di impegnarsi per lo sviluppo di una dichiarazione politica internazionale nel 2019, tra cui Austria, Irlanda, Cile, Marocco, Mozambico, Nuova Zelanda e Spagna. Alcuni di questi hanno affermato apertamente di vedere lo sviluppo di tale iniziativa al di fuori del CCW, laddove altri avevano espresso semplicemente dubbi sulla pertinenza di questo forum a discutere proficuamente del problema.

Alcuni stati hanno parlato contro il lavoro su questo tema, e un paio ha respinto la questione a titolo definitivo. La Cina ha detto che l'uso delle armi esplosive nelle aree popolate era un "falso problema", e Israele ha definito la questione "vaga e ampia". Cina e Russia hanno espresso la loro contrarietà al fatto che la questione fosse sollevata al CCW, e questo punto è stato mezionato anche da altri stati, compresi gli Stati Uniti.

La Germania ha presentato il documento "Mitigare i danni civili dall'uso di armi esplosive in aree popolate" come lavoro preparatorio ai meeting, che riportava le conclusioni dei dibattiti emersi nell'ambito degli EWIPA Talks organizzati a Ginevra nel corso del 2018. Il documento di lavoro propone inoltre l'istituzione di un gruppo di lavoro informale sull'EWIPA.

Purtroppo, la regola del consensus, che è alla base delle decisioni prese in seno al CCW, ha paralizzato i tentativi di sviluppare in maniera più articolata il tema, compresa la proposta di costituzione di un gruppo di lavoro. E' un fatto, tuttavia, che finalmente un numero non indifferente di Stati abbia manifestato le proprie preoccupazioni per il danno umanitario derivante dall'impiego delle armi esplosive nelle aree popolate e che molti di essi abbiano deciso di condurre i lavori per l'adozione di una dichiarazione politica internazionale al di fuori del CCW.  Questo si configura come l'obiettivo chiave di INEW per il 2019 in collaborazione con Irlanda, Austria, Cile, Mozambico e altri stati che stanno svolgendo ruoli significativi su questo tema.

ANVCG auspica che anche l'Italia si unisca a questo gruppo di Stati sensibili e attivi sul tema. Per quanto riguarda il nostro paese, è da evidenziare che la delegazione italiana ha rilasciato una dichiarazione che spiega in maniera più chiara comprensiva e coerente la sua posizione sul tema delle armi esplosive. Collegandosi alla Dichiarazione Congiunta rilasciata durante la Prima Commissione UNGA - cui ha aderito, l'Italia ha espresso preoccupazione per l'impatto umanitario e il grave danno causato ai civili dall'uso delle armi esplosive nelle aree popolate. Ha tuttavia affermato di auspicare ad una maggiore aderenza degli Stati al DIU, ritenendo che in esso si trovino gli strumenti necessari per porre fine al devastante problema. Siamo quindi ben lontani dall'adesione ad una dichiarazione politica internazionale ad hoc sul problema, ma i progressi fatti finora per sensibilizzare le istituzioni sulla questione ci fanno ben sperare che la posizione dell'Italia possa evolvere.

Alleghiamo qui la dichiarazione del nostro paese sul tema EWIPA e quella di INEW al CCW, che è stata consegnata da Rasmus Sandvoll della Norvegian People's Aid, anch'essa parte della rete internazionale. INEW ha dichiarato che "lo sviluppo di un impegno internazionale sarebbe guidato al meglio da un partenariato di Stati e organizzazioni impegnati a sviluppare uno strumento che riduca la sofferenza umanitaria risultante da questo tipo di danno fissando uno standard chiaro e ambizioso contro questa pratica"

Pubblicato in 2018

Action on Armed Violence della rete internazionale INEW contro l'uso delle armi esplosive nelle aree popolate di cui ANVCG fa parte, ha pubblicato i dati aggiornati a settembre 2018 sulla violenza esplosiva.

Lo scorso mese sono stati registrati in tutto il mondo 1.849 incidenti imputabili all'impiego delle armi esplosive nelle aree popolate, che hanno causato 1.066 vittime (morti o feriti) tra la popolazione civile. La maggior parte di questi incidenti è dovuta all'uso di ordigni bellici artigianali (63%) e da bombe lanciate via aerea.

I 5 paesi che hanno registrato il più alto numero di vittime civili sono: Afghanistan, Iraq, Siria, Yemen e Somalia. Da sottolineare che l'Afghanistan paga il prezzo di due attentati particolarmente sanguinosi, mentre il numero di vittime in calo in Siria è imputabile solo alla difficoltà dei media e delle autorità a registrare le vittime, dovuta alla situazione di conflitto diffuso.

Per leggere il rapporto completo, cliccare qui.



Pubblicato in 2018

Dal 2 al 16 settembre si è svolta a Roma la manifestazione "Fa' la differenza, c'è circustenibile", evento dedicato allo sviluppo sostenibile e all'economia circolare. Scopo dell'evento e di tutte le sue numerose iniziative è stato la sensibilizzazione di pubblico e istituzioni alle pratiche del riuso e del reciclo, per la promozione di un sistema economico sostenibile, dove non ci sono prodotti di scarto e le materie prime vengono costantemente riutilizzate in un meccanismo che si rigenera.

Tra i numerosi progetti promossi dall'evento segnaliamo l'opera d'urban art sociale dell'artista Matteo Giovannone, che ha voluto dedicare il suo lavoro all'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra e alla campagna "Stop alle bombe sui civili". Nell'ambito dell'iniziativa Re Boat Roma Race, unica regata in Italia le cui imbarcazioni sono state realizzate con materiale di recupero, Giovannone ha progettato e coordinato la costruzione dell'istallazione artistica "La vita è un capolavoro, la guerra un folle salto nel buio" presso il lago dell'EUR.

L'installazione si sviluppa in due macro-aree. La prima raccoglie tante sagome di cartone, 'soldati di pace" soprannominati Promoteo. Sulle sagome sono state stampate o scritte frasi e citazioni sul tema delle vite spazzate via dalla guerra. La seconda macro-area, invece, si compone di una struttura galleggiante all'interno del lago dell'EUR, con la duplice funzione di boa per i partecipanti alla regata e rappresentanza immobile e solenne dei valori della nostra Associazione. Elemento caratteristico dell'opera è la possibilità, da parte dei passanti, di poterla toccare con mano. L'interazione è voluta, affinché le persone ne diventino parte integrante.

"Queste due macro-aree" ha commentato Matteo Giovannone "rappresentano due mondi diversi; sono due mondi che si scoprono simili, perché le guerre, anche se lontane coinvolgono i civili e potrebbero coinvolgere noi e le persone care che abbracciamo tutti i giorni".

Pubblicato in 2018

Lo scorso 8 agosto Action On Armed Violence (AOAV) ha rilasciato il consueto aggiornamento mensile sul fenomeno della violenza esplosiva nel mese di luglio 2018.

Secondo il rapporto, in tutto il mondo le vittime civili dell'impiego di armi esplosive nelle aree popolate (morti e feriti) sono state 2.362, il 75% delle persone colpite da violenza esplosiva nel mese di luglio.
La maggior parte delle vittime (66%) è stata colpita da ordigni bellici artigianali; il restante 36% da bombe lanciate via terra e aria. I paesi dove i civili sono stati più colpiti dalla violenza esplosiva sono stati Siria, Pakistan, Afghanistan, Yemen e Iraq.

AOAV è una delle organizzazioni della società civile fondatrice della rete INEW, il network contro le armi esplosive di cui anche l'ANVCG fa parte. Dall'iniziativa internazionale "Stop bombing towns and cities" di INEW è nata la campagna italiana "Stop alle bombe sui civili" dell'ANVCG. E' nell'ambito del suo impegno internazionale a favore della popolazione civile coinvolta nei conflitti che ANVCG parteciperà il prossimo 12 settembre al secondo workshop EWIPA.

Per leggere l'intero rapporto di AOAV in lingua inglese, cliccare qui.

Pubblicato in 2018

Manca poco ormai al secondo workshop sulle armi esplosive nelle aree popolate (EWIPA), previsto per il prossimo 12 settembre nel Palazzo delle Nazioni di Ginevra.

L'evento, organizzato dalla delegazione tedesca per il disarmo, dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) e dal Centro Internazionale per lo sminamento Umanitario di Ginevra (GICHD), ha come scopo l'adozione di raccomandazioni da inserire nell’agenda della prossima Conferenza degli Stati Parte della Convenzione sulle “armi inumane” (CCW), prevista per il prossimo novembre.

Nel primo workshop i partecipanti hanno discusso delle conseguenze dell'impiego delle armi esplosive sui civili, analizzandone l'impatto diretto e indiretto. L'attenzione di questo secondo workshop sarà concentrata sulle misure che gli Stati possono adottare per minimizzare questo devastante impatto umanitario. In particolare, i lavori ruoteranno intorno a tre argomenti: i requisiti necessari affinché gli stati possano valutare preliminarmente i danni dell'uso delle armi esplosive; regole di ingaggio, di selezione e scelta degli obiettivi, tenendo conto delle specifiche tecniche delle armi; altre misure per limitare l'impatto delle armi esplosive, incluso il coinvolgimento dei civili stessi nel sistema di protezione.

Lo scorso 14 giugno, l'ANVCG ha partecipato attivamente ai lavori del primo workshop, rilasciando un'importante testimonianza sui danni irreversibili che queste armi possono causare alla popolazione civile, attraverso il discorso del Presidente Castronovo all'assemblea. Partecipando a questo secondo workshop l'Associazione intende perciò ribadire il suo impegno a favore della protezione dei civili, già pienamente manifestato con l'adesione alla rete internazionale INEW e con la promozione della campagna "Stop alle Bombe sui Civili".

E' possibile leggere i documenti riassuntivi del primo workshop (in lingua inglese) qui.

Per leggere le note prepartorie di questo secondo workshop cliccare qui.



Pubblicato in 2018

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