Armi Esplosive: ultimi novità sulla Dichiarazione politica internazionale

Nonostante l'emergenza dovuta al Coronavirus non si sono fermati gli sforzi della rete INEW, di cui l'ANVCG è parte, per alleviare le sofferenze dei civili causate dall'impiego delle armi esplosive nei conflitti urbani.

Lo scorso marzo erano previsti gli ultimi due appuntamenti per i negoziati sul testo della Dichiarazione politica internazionale sulle armi esplosive cui sarebbe seguita, nel mese di maggio, la presentazione ufficiale della stessa alla comunità internazionale. La situazione di pandemia globale ha purtroppo costretto l'Irlanda, paese che si è fatto promotore e leader dell'iniziativa, ad annullare la tabella di marcia e a rimandare i negoziati a data da destinarsi, con l'impegno che la versione definitiva del testo sarebbe comunque stata approvata in incontri organizzati di persona.

Nonostante lo stop forzato agli incontri, il lavoro delle delegazioni degli Stati e della società civile riunita nella rete INEW ha continuato in rete. In Aprile l'Irlanda ha fatto circolare una seconda bozza del testo, chiedendo alle parti interessati, comprese le organizzazioni della società civile, di far pervenire i propri suggerimenti e commenti.

Le organizzazioni che fanno parte INEW, compresa l'ANVCG che in Italia coordina sul tema la Campagna "Stop alle bombe sui civili" (di cui sono parte Campagna Italiana contro le Mine e Rete Italiana per il Disarmo), hanno conseguentemente elaborato un documento condiviso che commenta in maniera dettagliata la bozza del testo.

Dalla lettura del commentario emerge in maniera molto evidente la posizione delle organizzazioni come ANVCG che hanno come primario interesse garantire una migliore protezione dei civili nei conflitti armati. In particolare dal documento si evince che:

  • Per essere realmente efficace, la dichiarazione deve contenere una descrizione più dettagliata ed esplicita delle diverse dimensioni del danno ai civili. Si tratta perciò di esplicitare le conseguenze dirette sulle persone, i danni a lungo termine sulla loro salute fisica e mentale e i cosiddetti effetti riverberanti, quelli cioè che nascono dall'interconnessione tra società e infrastrutture vitali. Tale interconnessione viene danneggiata, pregiudicando la sopravvivenza, la salute e il benessere delle popolazioni civili anche molti anni dopo la fine della guerra.
  • Il mezzo più sicuro per garantire una migliore protezione immediata dei civili nei conflitti urbani è astenersi del tutto dall'uso delle armi esplosive che abbiano effetti a largo raggio, anche se individuati a livello potenziale.
  • Alleviare le sofferenze delle vittime significa considerare come tali non solamente quelle ferite e rimaste disabili, ma anche le famiglie e le intere comunità colpite. Significa prendere in considerazione gli effetti delle guerre urbane nel breve (aiuti umanitari) e nel lungo periodo (assistenza psicologica, inserimento sociale ed economico). Nel testo i riferimenti a questo tipo di concetti sono molto generici e INEW invita ad un cambiamento della bozza in questo senso. 
  • E' importante sottolineare anche gli effetti a lungo termine sull'ambiente, in particolare la permanenza di ordigni bellici inesplosi sul territorio
  • Nella bozza mancherebbe una chiara connessione tra le misure di assistenza ai civili e bonifica bellica e stabilizzazione post-conflitto.

L'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra s'impegna a portare nel contesto della negoziazione la sua esperienza di assistenza istituzionalizzata alle vittime delle guerre. I punti di specifico interesse sui quali l'ANVCG insieme con Campagna Italiana contro le Mine e Rete Italiana per il Disarmo intende sensibilizzare il nostro paese affinché sia parte attiva dei negoziati riguardano ovviamente il tema dell'assistenza alle vittime e e la sua influenza positiva sulla costruzione della società post-bellica.



Ultima modifica il Martedì, 26 Maggio 2020 10:31

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