Siria, 6 anni di guerra: il riscatto dei giovani passa dal sociale

Foto: www.caritasitaliana.it Foto: www.caritasitaliana.it

Un report della Caritas fotografa la situazione del paese tra disoccupazione e povertà. Spiccano però anche le attività dedicate alla pace, all’educazione religiosa e alla consapevolezza, alla ricerca di una vita il più possibile normale. Focus su "chi resta"

ROMA – In Siria dopo sei anni di guerra la situazione resta drammatica: la maggior parte dei giovani dichiara di vivere in povertà, in famiglie con seri problemi economici. Una delle principali cause della povertà è la mancanza di lavoro ( ben l’84,5dei giovani vivono in famiglie con forti problemi di disoccupazione). A questo si aggiungono altri drammi molto gravi, legati direttamente alla guerra: famiglie divise dal conflitto, famiglie con vedove o orfani e altissimo risulta essere anche la percezione di “disordini post traumatici da stress”. Lo dice uno studio condotto da Caritas Siria e Caritas Italiana, in collaborazione con Avsi, Engim, Vis e il Patriarcato Armeno, tra gennaio e febbraio 2017. Le interviste sono state condotte su un campione di 132 giovani operatori impegnati a loro volta con giovani: insegnanti, animatori, educatori, catechisti. Il 50 per cento risulta di età compresa tra 18 e 25 anni, il 38 per cento tra i 26 e i 34.

Nello specifico, il 53,3 per cento degli intervistati segnala di aver subito torture o abusi negli anni del conflitto. Dalla ricerca emerge anche una fotografia di giovani che, nonostante la guerra, cercano di vivere una vita il più normale possibile, al pari di molti loro coetanei. Il loro impegno si concretizza, soprattutto, in attività sociali in favore dei giovani che coinvolgono il 64,4 per cento degli intervistati (in gran parte volontari), mentre il 30,3 per cento è impegnato in attività di “orientamento e consapevolizzazione dei giovani”. Anche le attività legate all’animazione ed educazione religiosa, che vedono impegnati il 55,3% degli educatori, raccontano una generazione che non rinuncia ai propri valori, alle tradizioni e alla spiritualità. Nonostante le problematiche dovute al conflitto, non mancano attività di “promozione della pace e della nonviolenza”, che vedono coinvolto il 13,6% degli intervistati.

Lo studio verrà presentato domani a Roma alla presenza del vescovo di Aleppo e presidente di Caritas Siria, monsignor Antoine Audo, durante il convegno “Come fiori tra le macerie. Giovani e ragazzi che restano”. Nel dossier un focus è dedicato a “quel che resta della Siria”, o meglio “chi resta in Siria”. Nell’ultima parte, invece, vendo presentate proposte, con l’obiettivo di guardare in maniera concreta a un presente futuribile: dai bisogni di una giovane generazione che ha vissuto e vive la guerra, alla promozione di una cultura della nonviolenza, ai sogni intessuti di speranza di chi desidera lasciarsi il conflitto alle spalle. Speranze che, ogni giorno, crescono insieme ai giovani siriani, come fiori fra le macerie.

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Ultima modifica il Martedì, 14 Marzo 2017 12:55

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