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Le guerre e i conflitti fanno aumentare la fame nel mondo

E' stato pubblicato in questa settimana da parte del Food Security Information Network un rapporto sulle situazioni acute di crisi nella disponibilità di cibo nel mondo, frutto della collaborazione tra l'ONU, la FAO, World Food Program e International Food Policy Research Institute.

Secondo questo autorevole studio, nel corso del 2017, sono 124 milioni nel mondo le persone a rischio casuato dalla malnutrizione acuta, con un deciso aumento rispetto al 2016 (quando erano 108 milioni) e al 2015 (80 milioni). Il rapporto mette in evidenza che questo aumento progressivo dipende in grandissima parte dalle situazioni di guerra e di conflitto, come dimostrato dal fatto che la maggioranza delle persone a rischio sono concentrate negli stati che più sono stati interessati da eventi bellici: Afghanistan, Iraq, Myanmar, Nigeria, Palestina, Repubblica Democratica del Congo, Siria, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Ucraina, Yemen. Si tratta a tutti gli effetti di vittime civili di guerre e conflitti che vanno ad aggiungersi a quelle causate direttamente dai bombardamenti e dagli scontri.

L'incidenza dei conflitti sulla scarsità di risorse alimentari si esplica attraverso una pluralità di effetti, che comprendono in primo luogo la distruzione delle fonti di produzione, ma anche l'innesco di profonde crisi economiche, enormi limitazioni nei mercati e nelle reti di distribuzione, l'innalzamento vertiginoso dei prezzi, la dispersione delle comunità di villaggio. Questi effetti diventano devestanti laddove vanno a cumularsi alle conseguenze dei disastri naturali, che sono l'altra causa principale della fame nel mondo.

I numeri mostrano anche come nelle situazioni di guerra e di conflitto, il rischio di malnutrizione acuta colpisce particolarmente i bambini e le bambine, fatto questo particolarmente grave in quanto viene a incidere in modo rilevante sul loro sviluppo e quindi sulla loro vita futura.

Un'altra categoria di persone colpita in modo rilevante da questo flagello sono i rifugiati che fuggono dai conflitti e gli sfollati interni, che si trovano ad affrontare l'emergenza alimentare in una situazione di sradicamento dalle loro terre natie, con la privazione di quel rapporto comunitario che in molte nazioni è essenziale per far fronte ai bisogni primari della vita.

Non va poi trascurato il fatto che le guerre e i confliti rendono molto problematico - e spesso impossibile - l'intervento umanitario da parte della comunità internazionale, come è successo in modo particolarmente serio in Siria, dove solo il 60% dei 13 milioni e mezzo di persone bisognose ha potuto usufruire degli aiuti internazionali.

Il quadro che emerge dal rapporto è stato sintetizzato molto efficacemente dal direttore esecutivo del Word Food Program, David Beasley, che in occasione della presentazione dello studio ha affermato: "Il problema della fame non potrà mai essere se risolto finché il numero delle guerre e dei conflitti non verrà ridotto drasticamente".

Il testo integrale del rapporto (in inglese) è disponibile a questo link: http://www.fsincop.net/resource-centre/detail/en/c/1110460/

Ultima modifica il Lunedì, 26 Marzo 2018 10:49

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