Categories: 2026, NewsLast Updated: 11 Giugno 2026

by redattore

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Tre anni consecutivi di danni elevati ai civili. I dati 2025 mostrano una sofferenza che rischia di diventare norma.

Nel 2025 le armi esplosive hanno continuato a colpire popolazioni civili in almeno 65 paesi e territori del mondo. È quanto emerge dall’Explosive Weapons Monitor 2025, il rapporto annuale pubblicato dall’omonima iniziativa della società civile che monitora l’impatto umanitario dell’uso di armi esplosive nelle aree abitate. I dati, raccolti e analizzati in collaborazione con organizzazioni partner come Insecurity Insight, offrono una fotografia dettagliata e documentata di un fenomeno che non accenna a rallentare.

Un pattern di sofferenza che si consolida

Quello che emerge con maggiore chiarezza dal report non è solo la quantità di vittime, già di per sé allarmante, ma la sistematicità con cui il danno si ripete, conflitto dopo conflitto. Per il terzo anno consecutivo, comunità dei paesi colpiti da conflitti armati hanno subito bombardamenti e attacchi quotidiani su città e centri abitati. Questo andamento non è più leggibile come una serie di episodi isolati: è diventato una costante strutturale della guerra contemporanea.

I 13 paesi e territori più gravemente colpiti nel 2025 sono Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Iran, Iraq, Libano, Myanmar, Palestina, Somalia, Sudan del Sud, Sudan, Siria, Ucraina e Yemen. In ciascuno di questi contesti, l’uso di armi esplosive ha lasciato un segno profondo non solo in termini di vittime immediate, ma anche attraverso la distruzione delle infrastrutture essenziali alla vita quotidiana.

I numeri: oltre 22.600 civili uccisi

Nel 2025 più di 22.600 civili sono stati uccisi da armi esplosive. Nonostante questo dato rappresenti un calo del 21 percento rispetto all’anno precedente (riduzione attribuita principalmente ai cessate il fuoco in Palestina e Libano) il livello di mortalità civile rimane gravemente elevato.

Le forze armate statali sono responsabili dell’85 percento di tutti gli episodi in cui civili e infrastrutture civili sono stati colpiti da armi esplosive nel 2025: più di 17.180 incidenti attribuiti a forze statali, contro oltre 3.090 attribuiti ad attori non statali. Le forze armate di 29 stati sono state identificate come responsabili della maggior parte degli incidenti.

Aiuti umanitari sempre più a rischio

Uno degli aspetti più critici documentati nel rapporto riguarda l’impatto sulle operazioni umanitarie. Nel 2025, l’uso di armi esplosive in attacchi che hanno coinvolto operazioni di soccorso umanitario, operatori sul campo e campi profughi è aumentato del 52 percento rispetto all’anno precedente. Insecurity Insight ha registrato almeno 1.688 incidenti di questo tipo in 17 paesi e territori, con circa il 90 percento dei casi concentrato in Palestina.

Questo dato ha conseguenze dirette sulla capacità delle organizzazioni umanitarie di operare e di raggiungere le popolazioni più vulnerabili. Come sottolinea Christina Wille, direttrice di Insecurity Insight: “Quando gli operatori umanitari che rispondono a bisogni crescenti vengono attaccati e uccisi, l’assistenza salvavita viene interrotta proprio nel momento in cui le persone ne hanno più bisogno, aggravando la sofferenza umana e lasciando comunità già vulnerabili in una condizione di rischio ancora maggiore”.

Scuole, ospedali, acqua e cibo: le infrastrutture essenziali sotto attacco

Il rapporto dedica particolare attenzione agli effetti a lungo termine della distruzione delle infrastrutture civili, tema spesso sottovalutato rispetto alla dimensione delle vittime dirette.
Istruzione: Gli attacchi che hanno danneggiato o distrutto strutture scolastiche, o che hanno causato la morte di studenti e insegnanti, sono aumentati del 64 percento nel 2025 rispetto all’anno precedente. Almeno 1.416 incidenti sono stati registrati in 27 paesi e territori. Dall’inizio del conflitto in Ucraina, più di 3.800 scuole sono state colpite da armi esplosive, compromettendo gravemente l’accesso all’istruzione per migliaia di bambini.
Sanità: Almeno 1.272 incidenti hanno coinvolto strutture sanitarie, ambulanze o operatori sanitari in 22 paesi e territori. Circa il 90 percento di questi episodi si è concentrato in quattro paesi: Libano, Myanmar, Palestina e Ucraina.
Cibo e acqua: In almeno 15 paesi e territori, le armi esplosive hanno colpito sistemi di produzione e distribuzione alimentare. Sono state documentati almeno 1.082 incidenti legati alla capacità delle comunità di produrre e accedere al cibo, oltre a 87 incidenti che hanno danneggiato o distrutto reti di distribuzione idrica, infrastrutture di stoccaggio e mezzi di trasporto dell’acqua. A Gaza, la distruzione di terreni agricoli, infrastrutture idriche e mercati locali ha drasticamente ridotto la capacità della popolazione di accedere al cibo, aumentando la dipendenza dagli aiuti esterni. In Libano, almeno 36 incidenti hanno gravemente compromesso l’accesso all’acqua potabile in numerose comunità.

Armi aeree: il mezzo più usato
Sul piano tecnico, il rapporto evidenzia che le armi esplosive lanciate dall’aria sono state il tipo di munizione più frequentemente utilizzato nel 2025 in tutti gli incidenti che hanno colpito civili e infrastrutture civili: circa il 67 percento del totale. Le armi lanciate da terra rappresentano il 20 percento, mentre le armi direttamente posizionate (mine, ordigni improvvisati) il restante 13 percento.

La Dichiarazione Politica: impegni da tradurre in azione concreta

Il rapporto esce in un momento segnato da crescenti preoccupazioni per le violazioni del diritto internazionale umanitario e da una pressione sempre più forte sulle norme che tutelano i civili in tempo di guerra. In questo contesto, INEW, la rete internazionale contro le armi esplosive di cui il l’Explosive Weapons Monitor 2025 è iniziativa portante e di cui l’Associazione nazionale vittime civili di guerra è membro, richiama l’attenzione sulla Dichiarazione Politica Internazionale sulle armi esplosive, adottata nel 2022 e finora sottoscritta da 91 paesi.

Un segnale positivo, che però non si è ancora tradotto in cambiamenti concreti sul campo. Il rapporto rileva anzi che nel 2025 è aumentato il numero di stati firmatari della Dichiarazione ai quali è stato possibile attribuire episodi di danno ai civili causati dall’uso di armi esplosive: otto stati nel 2025, contro cinque nel 2024, tra cui Cambogia, Kenya, Marocco, Nigeria, Repubblica di Corea, Somalia, Turchia e Stati Uniti.

Come sottolineato da esponenti di INEW, sottoscrivendo la Dichiarazione Politica, gli stati inviano un messaggio chiaro: il danno ai civili e la distruzione delle infrastrutture di cui hanno bisogno per sopravvivere non sarà tollerata. La sfida è poi tradurre gli impegni della Dichiarazione in azione concreta che riduca il danno.

Cosa chiede l’ANVCG ai governi

L’Associazione nazionale vittime civili di guerra rilancia le richieste di INEW:

• Riconoscere pubblicamente e sollecitare azioni concrete per affrontare il danno causato alle popolazioni civili dall’uso di armi esplosive nelle aree abitate;

• Aderire alla Dichiarazione Politica e incoraggiarne l’adozione da parte di altri stati;

• Rivedere, aggiornare o sviluppare politiche e pratiche nazionali che stabiliscano limiti chiari all’uso di armi esplosive nelle aree popolate;

• Collaborare con forze armate, società civile e organizzazioni internazionali per promuovere l’attuazione degli impegni assunti.

Il rapporto è liberamente scaricabile qui: https://ams3.digitaloceanspaces.com/ewm/ewm/EWM_Annual_Report_2025_c4716ded23.pdf

Last Updated: 11 Giugno 2026Categories: 2026, News