"Chi fugge dalla guerra ha bisogno di una mano… e di una via sicura"

Secondo l’ultimo rapporto dell’UNHCR, le persone costrette a lasciare il proprio paese d’origine nel 2015 sono state oltre 21 milioni. La gran parte di queste fugge da situazioni di grave conflitto e infatti il 40% proviene dalla Siria, dall’Afghanistan e dalla Somalia, paesi in cui la guerra infuria da anni.

Fra queste persone, tutte appartenenti alla popolazione civile, nuove vittime civili di guerra dei nostri tempi, la percentuale di ragazzi e bambini è molto alta: infatti un rifugiato su tre ha meno di 14 anni e non di rado affronta l’esilio da solo, dopo aver perso la famiglia nel paese d’origine o nella fuga. La disperazione spinge molti di loro ad affrontare pericolosissimi viaggi per mare e per terra, che purtroppo si concludono troppo spesso con tragedie in cui perdono la vita centinaia di esseri umani.

L’Unione Europea, che è particolarmente coinvolta in questo fenomeno per ragioni geografiche, storiche e politiche, ha finora faticato molto per trovare delle risposte efficaci tali da garantire sia i diritti dei rifugiati che le esigenze dei paesi dell’Unione.I meccanismi eccessivamente complicati predisposti dall’UE e la scarsa collaborazione tra gli Stati membri, hanno causato il moltiplicarsi di questi “viaggi della speranza”, gestiti da trafficanti senza scrupoli e responsabili di migliaia di morti soprattutto nel Mar Mediterraneo.

Il problema alla base di questo traffico illegale è che, allo stato attuale, la richiesta di asilo o di protezione sussidiaria - cui indubbiamente i rifugiati che fuggono dai conflitti hanno diritto - può essere presentata solo se la persona si trova nel territorio dell’Unione Europea.

Si realizza quindi un tragico paradosso: per poter ottenere il riconoscimento di un loro diritto, queste persone devono entrare clandestinamente in Europa, mettendo a repentaglio la loro vita e quella dei loro cari, arricchendo di fatto coloro che speculano sulle loro vite e sui loro drammi. Questa emergenza umanitaria richiede una risposta immediata, che possa essere messa in atto subito e che consenta di riconoscere i diritti dei rifugiati e al contempo di garantire le popolazioni ospitanti.

Come alcuni progetti-pilota hanno dimostrato e stanno dimostrando, la soluzione ideale è la creazione di “corridoi umanitari”, che siano in grado di fornire un accesso legale, sicuro e controllato ai rifugiati che sono costretti a fuggire dai loro paesi, utilizzando il visto per motivi umanitari previsto nella normativa europea. I “corridoi umanitari” hanno, inoltre, il grande vantaggio di poter permettere un controllo preventivo sui requisiti delle persone interessate, potendo così distinguere i veri rifugiati da coloro che hanno invece intenzioni criminali o peggio terroristiche.

È quindi fondamentale che l’Italia e l’Unione Europea sostengano la creazione di “corridoi umanitari” soprattutto verso le terre più interessate dall’emergenza dei rifugiati (Nord Africa e Medio Oriente).

L’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (ANVCG) ha da tempo lanciato una  Campagna di sensibilizzazione sul fenomeno dei rifugiati costretti a fuggire a causa dei conflitti con lo slogan “Chi fugge dalla guerra ha bisogno di una mano”. Questa Campagna è stata lanciata lo scorso anno a Lampedusa, in occasione delle attività organizzate in collaborazione con il Comitato 3 Ottobre e con altre organizzazioni per promuovere l’istituzione della Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, conclusesi con successo quest’anno con l’approvazione della Legge n. 45 del 21 Marzo 2016.

Il 3 Ottobre 2016, terzo anniversario del tragico naufragio del 2013 in cui persero la vita 368 persone, sarà dunque formalmente la prima Giornata della memoria e dell’accoglienza e l’ANVCG parteciperà attivamente alle celebrazioni che si svolgeranno a Lampedusa in questa importante ricorrenza, promuovendo la nuova campagna per la costruzione di corridoi umanitari.

Ultima modifica il Venerdì, 09 Settembre 2016 09:34

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