Due morti nel Bolognese per un residuato bellico. L’ANVCG denuncia: "Non è un caso isolato"

Il 29 agosto, a Sassulo di Monterenzio nel Bolognese, l’esplosione di un ordigno bellico della Seconda Guerra Mondiale ha ucciso due persone. Ad esplodere, secondo i primi accertamenti, sarebbe stato un proiettile da 30 millimetri, un residuato bellico che si trovava nel garage di un’abitazione privata in campagna, che ha ucciso un uomo di 55 anni e una donna straniera, presumibilmente la compagna.

Dalle testimonianze raccolte, sembra che questa tragedia sia nata dalla passione profonda che l'uomo nutriva per la storia e tutto ciò che riguarda la linea gotica, compreso il materiale esplosivo.

Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato. A denunciarlo è Giuseppe Castronovo, Presidente dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, cieco dall’età di 9 anni per l’esplosione di una penna bomba nel 1944 a Favara, nell’agrigentino. “Molti ignorano”, afferma Castronovo, “che ancora oggi in Italia vengono rinvenuti ogni anno oltre 60.000 ordigni bellici inesplosi, che provocano anche a distanza di tanti anni dalla guerra invalidità, mutilazioni e morte”.

Il 29 aprile 2016, ad esempio, a Villanuova sul Clisi, un residuato bellico è esploso ferendo gravemente un 40enne. Secondo fonti dei Carabinieri giunti sul posto per ricostruire l’accaduto, l’uomo nonostante la presenza in casa dei familiari (moglie e figli), avrebbe cercato di svuotare l’ordigno facendolo esplodere. L’uomo è stato poi arrestato. 

Il 26 giugno 2016, inoltre, a Quartesana, nei pressi di via Stornara un uomo, mentre effettuava degli scavi atti a verificare le fondamenta di casa, trovava un residuato bellico, lo raccoglieva e lo posava non lontano dal giardino dell’abitazione. Ma a sua insaputa l’ordigno era al fosforo ed iniziava a sprigionare gas e quant’altro costringendolo al ricovero d’urgenza presso l’ospedale di Ferrara.

I numeri dei rinvenimenti e la loro dislocazione su tutto il territorio nazionale, ci dicono quanto sia facile e quotidiano imbattersi in un ordigno bellico inesploso: basta fare una semplice ricerca su Google per rendersene conto. Eppure del fenomeno si parla poco e come sempre soltanto quando il danno è fatto: come nel caso di Nicolas e Lorenzo, due giovanissimi soci dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra che a Novalesa, nel torinese, nel marzo 2013 hanno perso la vista e il primo anche un braccio a causa dell’esplosione di un ordigno bellico. O come nel caso delle due vittime di oggi.

Ma come l’esperienza ci insegna la causa prima è quasi sempre la stessa: mancanza d’informazione, curiosità, sottovalutazione della immutata capacità di detonare di un ordigno della prima o della seconda guerra mondiale.

Per questo l’Associazione Nazionale Vittime Civili di guerra, da anni denuncia il pericolo degli ordigni bellici inesplosi e tratta l’argomento del pericolo derivante dai residuati bellici attraverso campagne di informazione sul tema effettuate con ogni mezzo (vedi ad esempio il blog "Biografia di una bomba" dedicato al tema). Dal 2015, inoltre, è attivo un protocollo d’intesa con il MIUR, grazie al quale la campagna di informazione è entrata nelle scuole a tutela dei più giovani, i più esposti la pericolo a causa della loro naturale curiosità.

Nel quadro di questa collaborazione, il 4 aprile scorso, l’annuale evento organizzato dall’ANVCG per la celebrazione della giornata mondiale per l’azione contro le mine e gli ordigni bellici inesplosi indetta dall’ONU, è stata ospitato proprio dal MIUR, presso la sala della Comunicazione, alla presenza del Ministro Giannini.

Ultima modifica il Giovedì, 01 Settembre 2016 10:30

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