Armi Esplosive, approvata la Dichiarazione politica internazionale

Il 17 giugno le delegazioni diplomatiche di Stati, società civile e organizzazioni internazionali si sono incontrate a Ginevra per finalizzare il testo della Dichiarazione politica internazionale per la protezione dei civili dall'impiego delle armi esplosive nei centri urbani e altre aree popolate.

Con un sostegno schiacciante e una sala gremita, il testo è stato presentato ufficialmente dall'Irlanda, il paese che ha presieduto il processo negoziale, ed è stato accettato senza richieste di ulteriori modifiche. I presenti hanno espresso gratitudine verso la leadership irlandese per il modo in cui ha guidato il processo durato tre anni.  Molto apprezzamento è stato suscitato dal testo finale della Dichiarazione e  diverse delegazioni che hanno annunciato l'intenzione di firmare il documento a Dublino entro la fine durante la Cerimonia ufficiale organizzata per la firma.

Nonostante l'intero processo negoziale sia stato caratterizzato dalle contestazioni, da parte di molti Stati, che le armi esplosive rappresentano un problema umanitario con resistenze agli sforzi per imporre limitazioni al loro uso, molti di essi hanno annunciato il sostegno al testo, posizione che riflette un cambiamento epocale nelle posizioni.

Molte delegazioni diplomatiche hanno espresso l'intenzione dei propri Stati di firmare la dichiarazione politica già alla prossima conferenza di Dublino o hanno indicato un pieno sostegno ai contenuti. Questi stati includono Argentina, Austria, Belgio, Brasile, Bulgaria, Cile, Finlandia, Francia, Germania, Guatemala, Italia, Giappone, Messico, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Filippine, Polonia, Repubblica di Corea, Spagna, Stato di Palestina, Svezia, Svizzera, Regno Unito, Stati Uniti e Uruguay.

Quasi tutti gli stati che hanno rilasciato una propria dichiarazione ufficiale sul testo finale hanno riconosciuto i danni causati dalle armi esplosive nelle aree popolate. Molti hanno anche riconosciuto i devastanti effetti diretti, indiretti e/o riverberanti del loro uso sui civili e, in alcuni casi, il rischio particolarmente elevato di danni ai civili rappresentato dalle armi con effetti a largo raggio. In particolare, la Nuova Zelanda ha affermato che è merito del lungo periodo impiegato per negoziare il testo se adesso è più chiara l'intera portata del danno civile causato dall'uso di armi esplosive nelle aree popolate, mentre la Germania ha espresso il desiderio di continuare la discussione per una maggiore comprensione dei prevedibili effetti indiretti dell'uso di armi esplosive.

La dichiarazione politica impegna gli Stati a imporre limiti all'uso di armi esplosive nelle aree popolate per evitare danni ai civili. Li impegna, inoltre, ad assistere le vittime e a lavorare per mitigare l'impatto a lungo termine dei danni causati dalla distruzione delle infrastrutture civili.

Diversi Stati e organizzazioni della società civile hanno riconosciuto che la dichiarazione, in particolare nel suo impegno chiave nel paragrafo 3.3, non ha soddisfatto pienamente le aspettative di un impegno chiaro ed esplicito ad evitare l'uso di armi esplosive nelle aree popolate quando hanno effetti a largo raggio. Tuttavia, è opinione in gran parte condivisa che il testo fornisca una piattaforma per lavorare e promuovere cambiamenti nelle pratiche militari di ogni paese. Non è un caso che molti Stati hanno ribadito nei loro interventi che l'adozione della dichiarazione politica è un punto di partenza, non un punto di arrivo, di un lavoro che riguarderà principalmente il monitoraggio degli impegni presi e lo sviluppo di pratiche di protezione e di assistenza alle vittime realmente condivise a livello internazionale.

Una priorità fondamentale ora è che gli Stati aderiscano alla dichiarazione politica e si adoperino per attuarla in modo efficace interpretandone i suoi contenuti in maniera da fare realmente la differenza per la vita della popolazione. Il prossimo passo sarà la partecipazione alla Conferenza di Dublino, dove i primi Stati che aderiranno alla dichiarazione potranno discutere la strada da percorrere e altri Stati, nel frattempo, potranno prendere la decisione di firmare.

L'incontro si è concluso con un plauso agli sforzi dell'Irlanda, soprattutto quando l'ambasciatore Michael Gaffey ha sottolineato che la dichiarazione è rilevante per i conflitti attuali e futuri e che dimostra che, secondo la Comunità internazionale, mai come oggi c'è bisogno di attuare meccanismi di protezione delle popolazioni civili nei conflitti armati.

L'accordo sulla Dichiarazione politica rappresenta un importante passo avanti e un contributo significativo al problema del bombardamento dei civili nei centri abitati. Gli Stati che aderiranno alla dichiarazione di fatto riconosceranno che le armi esplosive, quando usate nei contesti urbani,  pongono sfide specifiche che vanno aldilà della mera applicazione dei principi basilari del Diritto Internazionale Umanitario e si impegneranno partendo da questo principio. 

Costruire standard di protezione più rigorosi e promuovere cambiamenti significativi richiede tempo. Sebbene l'impatto della Dichiarazione potrebbe non essere immediato, la sua approvazione tuttavia dimostra che c'è comunque volontà di affrontare questo specifico problema umanitario. Gli Stati hanno la responsabilità primaria di proteggere i civili. INEW e le organizzazioni che ne fanno parte, incluse ANVCG, Campagna Italiana contro le Mine e Rete Italiana Pace e Disarmo si impegneranno per spingere gli Stati ad aderire alla Dichiarazione e per promuovere un forte impegno da parte di essi per l'attuazione degli impegni contenuti in essa, secondo un'interpretazione realmente favorevole alle vittime di guerra.

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