Nel 2021 oltre 89 milioni tra rifugiati e sfollati nel mondo

Come avviene usualmente, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato l'UNHCR, l'Agenzia ONU per i rifugiati, ha pubblicato il rapporto annuale (Global Trends 2021, in inglese) che fornisce un quadro complessivo riguardante le migrazioni forzate nel mondo basandosi sui dati ufficiali.

Nel 2021 il numero totale delle persone costrette alla fuga nel mondo a causa di guerre, conflitti, persecuzioni, violazioni di diritti umani e situazioni di crisi è stato pari a 89.3 milioni, con un considerevole incremento rispetto l’anno precedente. L’incremento è stato dovuto a 14.4 millioni di nuovi casi, solo parzialmente compensato dai 5.7 milioni di persone che hanno potuto fare ritorno nel loro paese di origine. Il report fa riferimento all’anno 2021 e pertanto non contempla le conseguenze del conflitto in Ucraina, che ha già costretto oltre 7 milioni di persone a fuggire dai propri luoghi di vita. Nel dettaglio, le persone costrette alla fuga nel mondo sono, secondo il report dell’UNHCR:

  • 27.1 milioni di rifugiati
  • 53.2 milioni di sfollati interni
  • 4.6 milioni di richiedenti asilo
  • 4.4 milioni di espatriati venezuelani

E’ da sottolineare il fatto che oltre 22 milioni di rifugiati provengono da solo 5 paesi: dalla Siria (6.8 milioni), dai territori palestinesi (5.8 milioni) dal Venezuela (4.6 milioni), dall’Afghanistan (2.7 milioni), dal Sud Sudan (2.4 milioni).

Il numero complessivo delle persone in situazione di migrazione forzata si è più che raddoppiato nell’ultimo decennio (era pari a 42.7 milioni nel 2012) e le situazioni di conflitto, crisi interna o guerra aperta sono tra le principali cause di questo incremento impressionante. Secondo la Banca Mondiale sono infatti 850 milioni le persone coinvolte da situazioni di conflitto durante il 2021.

Un dato molto significativo e preoccupante è la sempre maggiore durata di queste situazioni di conflitto, ormai divenute croniche in certi paesi: addirittura il 74% dei rifugiati si trova costretto da più di cinque anni fuori dal paese di origine, perché in quest’ultimo non vi sono le condizioni per ritornare ad una vita normale e priva di pericoli gravi.

Per quanto riguarda i paesi di destinazione, nonostante la percezione dell’opinione pubblica, l’Europa, con l’eccezione della Germania, non svolge affatto un ruolo centrale, dato che la gran parte dei rifugiati fugge nei paesi più vicini a loro (Turchia, Colombia, Uganda e Pakistan in primis). Particolare è la situazione della Colombia che è allo stesso tempo il secondo paese per numero di sfollati interni e per numero di rifugiati accolti, tutti dal Venezuela.

Un altro dato che contraddice la percezione comune riguarda la composizione demografica di rifugiati e sfollati interni, che registra una sostanziale parità tra uomini e donne; per quanto riguarda l’età, oltre il 20% è rappresentato da ragazzi e ragazze sotto i 17 anni.

Va ricordato che i rifugiati e gli sfollati tendono per lo più a cercare rifugio nelle grandi città, dove però spesso si trovano a dover fronteggiare delle condizioni di vita molto dure in sistemazioni assai precarie. Data la stretta connessione tra migrazioni forzate e conflitti bellici, questo fenomeno si intreccia strettamente con quello delle devastanti conseguenze dell’uso delle armi da guerra nelle aree urbane, un tema su cui l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra è attiva da tempo con la sua campagna “Stop alle bombe sui civili”.

Il tema delle migrazioni forzate è estremamente complesso e così lo sono le possibili soluzioni; a questo proposito il report dell’UNHCR evidenzia che una percentuale significativa di rifugiati vorrebbe tornare nel proprio paese di origine, qualora questo fosse possibile in una condizione di sicurezza per sé e per le proprie famiglie. Si stima, probabilmente per difetto, che la pacificazione stabile di poche aree chiave potrebbe rapidamente dimezzare il numero complessivo dei rifugiati nel mondo.

Dato che le altre vie percorribili – naturalizzazione, concessione del diritto di asilo e altri mezzi di integrazione – appaiono difficilmente applicabili in larga scala, è evidente che l’impegno della comunità internazionale per promuovere quanto più possibile la pace nei territori in conflitto è l’unico mezzo con cui si può efficacemente incidere sul problema delle migrazioni forzate e invertire il trend di questi ultimi anni.

Ultima modifica il Lunedì, 20 Giugno 2022 13:41

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, si acconsente all’uso dei cookie Per maggiori informazioni sull'uso dei cookie, visitare questa pagina.

Accetto i cookie da questo sito.

EU Cookie Directive Module Information