Giornata mondiale del rifugiato. Nel 2020 82,4 milioni di sfollati nel mondo

Come avvenuto anche negli scorsi anni, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato l'UNHCR, l'Agenzia ONU per i rifugiati, ha pubblicato il rapporto annuale (Global Trends 2020, in inglese) che traccia le migrazioni forzate nel mondo a causa di guerre, conflitti, persecuzioni, violazioni di diritti umani e situazioni di crisi,  basandosi sui dati ufficiali.

La pandemia ha posto delle sfide senza precedenti, come sottolineato nel rapporto, da molteplici punti di vista: tracciare gli spostamenti, fornire assistenza umanitaria e supporto ai profughi, richiedenti asilo, rifugiati, apolidi e sfollati interni. Così come accaduto sempre negli ultimi anni, ancora una volta si è registrato un nuovo record, con un significativo aumento dei rifugiati e dei richiedenti asilo a vario titolo. Secondo i dati ufficiali, le persone costrette alla fuga sono 82,4 milioni e questo numero è aumentato nel 2020, nonostante le restrizioni spesso molto pesanti sulla circolazione delle persone introdotte in relazione al COVID-19. Questi 82,4 milioni di persone sono così suddivise:

  • 26,4 milioni di rifugiati
  • 48 milioni di sfollati interni
  • 4,1 milioni di richiedenti asilo
  • 3,9 milioni di espatriati venezuelani

 E’ degno di nota il fatto che i paesi da cui è provenuto il maggior numero di rifugiati sono la Siria, l’area palestinese, l’Afghanistan, il Sud Sudan e il Myanmar, tutte zone profondamente segnate da conflitti e scontri interni da diversi anni. Il quadro non cambia se vengono presi i considerazione gli sfollati interni: i paesi maggiormente interessati da questo fenomeno sono infatti Colombia, Siria, Repubblica Democratica del Congo, Yemen e Somalia.

Anche se il fenomeno della migrazione forzata è complesso da analizzare e le sue diverse tipologie (migrazione a causa della guerra, economica, per persecuzioni ecc.) non sono sempre facilmente classificabili, l’analisi di questi numeri rende evidente che c’è una forte connessione tra spostamenti forzati e situazioni di conflitto e che molti dei rifugiati e degli sfollati sono a tutti gli effetti da considerare vittime delle guerre.

Purtroppo, nonostante l’aumento delle people of concern, le risorse ricevute dall’UNHCR per assisterle non sono state quelle richieste, ovvero 9.131 miliardi di dollari. Ciononostante, sono stati raggiunti traguardi importanti, come l’inserimento scolastico di 1.7 milioni di rifugiati (scuola primaria) e di 170 mila minori nella scuola secondaria. Inoltre, 1.7 milioni di people of concern hanno avuto accesso all’elettricità grazie agli sforzi dell’UNHCR. 

Nel 2020 l’azione dell’UNHCR è stata guidata da alcuni principi, come ben evidenziato nel Global Report 2020:

  • salvaguardia dell’accesso alle procedure di protezione territoriale e di richiesta di asilo; salvaguardia contro il principio di non refoulement; supporto nell’adozione di leggi nazionali al fine di prevenire/ridurre l’apolidia;
  • tutela nell’accesso alle procedure di registrazione e documentazione di nascita;
  • riduzione dei rischi che le people of concern possono correre, in particolare, violenza di genere e rischi specifici corsi dai minori;
  • fornitura di servizi e bisogni di base (riduzione della mortalità, malnutrizione, rispetto degli standard internazionali nella riallocazione e servizi igienico-sanitari);
  • favorire soluzioni durature;
  • empowerment delle comunità.

Come si può evincere dal rapporto, l’aumento dei bisogni è cresciuto soprattutto nel Sahel, nel Mozambico settentrionale e nella regione del Tigray in Etiopia, ove si è registrato un incremento nel numero di sfollati. In particolare, nel Sudan si è registrato un aumento di bisogni dei profughi provenienti dall’Etiopia; così come nel nord-est del Mozambico, dove l’UNHCR è stato in grado di fornire assistenza a 530.000 sfollati mozambicani.  Nella regione dell’Africa meridionale, invece, l’UNHCR ha raggiunto a circa 1.4 milioni di persone. Si conferma purtroppo la situazione precarie del Medio Oriente e dell’Africa del nord a causa soprattutto dei conflitti in Libia, Yemen e della precaria situazione dei profughi in Giordania, che il COVID-19 ha ulteriormente aggravato. La spesa maggiore per far fronte ai bisogni dei civili è stata sostenuta nell’Africa centrale e occidentale, dove si è registrato un aumento del 32% rispetto al 2019 (soprattutto per contrastare l’emergenza umanitaria in Burkina Faso, Mali, Niger, Nigeria).

Un altro dato significativo riguarda i donatori che hanno finanziato i programmi dell’UNHCR nell’anno appena trascorso: ai primi posti troviamo Stati Uniti (42%), Unione europea (11%) e, a seguire, Germania, Regno Unito e Svezia. In totale, la somma dei contributi ricevuti dai governi e dall’Unione europea ammonta all’85% del supporto totale dell’Agenzia. 

E' quindi oltre mai necessario e urgente che i governi e le popolazioni si rendano conto della estrema gravità di questa emergenza umanitaria, che coinvolge decine di milioni di persone.

Ultima modifica il Martedì, 31 Agosto 2021 10:06

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