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A Ginevra per dire no alle armi esplosive con effetti ad ampio raggio nelle aree popolate

Il 12 settembre presso il Palazzo delle Nazioni a Ginevra si è svolto il secondo workshop EWIPA sull’impiego delle armi esplosive nelle aree popolate. Come è accaduto per il primo, avvenuto lo scorso 14 giugno, anche i lavori di questo secondo workshop sono stati aperti alle grandi organizzazioni internazionali, agli Stati e a tutte quelle organizzazioni della società civile che si occupano della protezione dei civili nei conflitti. Tra queste anche l’ANVCG, che, per propria naturale missione, è impegnata attivamente sul fronte della protezione internazionale dei civili nei conflitti.


I lavori si sono concentrati intorno alla domanda: come possono gli Stati coinvolti nelle guerre calibrare le operazioni militari ad un contesto urbano per assicurare maggiore protezione ai civili nelle aree popolate? Le sessioni di sono state tre: discussione sui processi di identificazione degli obiettivi militari e di come pianificare gli attacchi nelle zone urbane per minimizzare l’impatto sui civili, presieduta da Wolfgang Richter (SWP); dibattito intorno ai processi di analisi e di intelligence militari e su come renderli uno strumento di valutazione del potenziale rischio degli attacchi con armi esplosive ai civili, guidata da Sahar Muhammedally del centro di ricerca Civilians in Conflict; infine, preparazione dei civili e cooperazione civile-militare per minimizzare il devastante impatto degli attacchi con le armi esplosive. All’interno di quest’ultima sessione, gestita dall’ambasciatore austriaco Tichy Fisslberger, sono state presentati come un buon esempio di difesa civile e di cooperazione tra civili e militari i progetti di UNOCHA, Norwegian People’s Aid e Humanity and Inclusion.

L’argomento sul quale si è maggiormente dibattuto è stata la necessità di ribaltare la prospettiva di analisi dei danni collaterali, in un’ottica di inclusione del problema della vulnerabilità dei civili nei processi decisionali militari. In particolare, INEW, rete internazionale contro le armi esplosive nelle aree popolate di cui ANVCG è membro, parlando a nome delle ong che ne fanno parte, ha dichiarato tramite le sua coordinatrice Laura Boillot che l’uso delle armi esplosive nelle aree popolate con effetti a largo raggio debba essere evitato in ogni caso, anche quando le analisi militari e di intelligence prevedano danni minimi. Questo perché in realtà gli effetti riverberanti di tali armi rendono le conseguenze sui civili sempre devastanti e comunque incontrollabili.


A questo proposito il Presidente Nazionale Giuseppe Castronovo, parlando del workshop e delle sue finalità ha ricordato: “L’adozione di una dichiarazione internazionale condivisa che proibisca l’impiego delle armi esplosive a largo raggio nei centri urbani, è quanto mai urgente e deve essere al centro degli sforzi della comunità internazionale”.

La giornata si è conclusa con la raccolta di una serie di buoni esempi, suggerimenti e riflessioni che saranno inseriti in uno dei documenti di lavoro da analizzare durante la Conferenza delle Alte Parti contraenti della Convenzione delle Nazioni Unite su Certe Armi Convenzionali, calendarizzata per i prossimi 21-23 novembre 2018.







Ultima modifica il Giovedì, 20 Settembre 2018 08:45

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