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Quegli strani numeri dell'ISTAT sulle pensioni di guerra

Recentemente l'ISTAT ha diffuso il consueto report annuale delle condizioni di vita dei pensionati, a partire dai dati dell’archivio amministrativo – Casellario centrale dei pensionati dell'INPS.

Il report mira a fornire una "fotografia" di tutti i pensionati italiani, analizzando i dati per età, fasce di reddito, distribuzione territoriale ecc. e questa ultima versione fa riferimento all'anno 2016.

Anche le pensioni di guerra sono teoricamente ricomprese nell'analisi, ma con una grave distorsione di fondo: come specificato nel glossario, sotto questa voce sono considerate non solo le vere e proprie pensioni di guerra, ma anche le pensioni privilegiate ordinarie militari tabellari, cioé quelle erogate a coloro che hanno subìto un infortunio durante la leva.

Queste ultime costituiscono oltre la metà del totale del numero delle pensioni raggruppate nel report sotto questa voce e questo spiega l'apparente anomalia del dato di aumento della spesa, difficilmente giustificabile se questo dato si riferisse solo alle pensioni di guerra propriamente dette.

Anche se il Ministero dell'Economia e delle Finanze non ha più diffuso dati uffiali dopo il 31 dicembre 2014, è un fenomeno certo quello del calo costante e rilevante del numero dei pensionati di guerra, sia diretti che indiretti, e conseguentemente della spesa per i trattamenti da loro percepiti. La spesa indicata attualmente in bilancio a questo fine (cap.1316 dello stato di previsione del Ministero dell'Economia e delle Finanze), di importo notoriamente sovrastimato rispetto le effettive esigenze, è infatti pari a 597 milioni, molto meno della metà dei 1301 milioni indicati nel report dell'ISTAT.

Seppure siano accomunate da una simile natura risarcitoria, le pensioni di guerra e le pensioni privilegiate ordinarie militari tabellari non sono la stessa cosa e sono molto differenti proprio dal punto di vista dell'analisi statistica: si pensi - ad esempio - alla diversissma distribuzione di età dei titolari, degli importi da loro percepiti e dell'andamento numerico nel tempo.

I dati riportati rischiano quindi di essere altamente fuorvianti, come già emerso in passato durante le discussioni sulla spending review e come purtroppo capita di leggere spesso in commenti dai toni non sempre rispettosi, sul web e sulla carta stampata.

Sarebbe quindi più opportuno e corretto che l'ISTAT fornisse dei dati distinti, evitando così di fornire all'opinione pubblica e soprattutto agli operatori di settore un quadro errato della realtà dei pensionati di guerra.

Ultima modifica il Martedì, 27 Febbraio 2018 13:50

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