La tassazione delle pensioni di guerra limitata alle sole "reversibilità", ma la battaglia dell'ANVCG continua

Dopo una giornata di convulse consultazioni presso la Commissione Bilancio, in cui l'ANVCG è stata fortemente parte attiva, il famigerato art.12, comma 17, della legge di stabilità 2013 è stato per ora parzialmente modificato, nel senso che la sua applicabilità è stata limitata alle sole "pensioni di reversibilità".

Tenuto conto della normativa sulle pensioni di guerra e delle intenzioni del Governo, con questa formulazione dovrebbero essere presumibilmente interessate le sole pensioni di tabella N (pensioni a favore del coniuge di invalido dalla 2ª all' 8ª categoria morto per cause diverse da quella pensionata), anche se ciò non può essere affermato con certezza.

Per l'ANVCG questa soluzione di compromesso non è assolutamente accettabile e per questo ha attuato una durissima opposizione in sede parlamentare, incontrando a più riprese i relatori e i capigruppo, appellandosi al Governo e alle istituzioni, scrivendo comunicati stampa.

Il 14 novembre, ultimo giorno di esame della legge di stabilità in Commissione Bilancio, l'Associazione si è recata in Commissione per l’ultimo, disperato, tentativo di rimettere in discussione quanto ormai appariva già deciso.

Fin dalla sera prima, infatti, i relatori avevano detto che ormai la partita era chiusa, che il Governo non avrebbe fatto nessuna retromarcia sulla tassazione delle pensioni di reversibilità, che aveva già fatto troppi dietro front e che in ogni caso non c’era la copertura finanziaria per l’eventuale abrogazione della norma.

E' stata presentata una memoria in cui sono stati contestati uno per uno i dati della Ragioneria Generale dello Stato che – a nostro avviso – sovrastimava gli effetti finanziari della disposizione; è stato richimato il dovere morale dello Stato e del Parlamento di non abbandonare queste persone, nella maggior parte dei casi anziane vedove, che hanno dedicato un’intera vita ad assistere ed amare fino alla morte un marito invalido a causa della guerra; è stato ricordato che trattasi di trattamenti miseri, con un importo tra i 90 e i 190 euro al mese, dalla cui tassazione deriverebbe per l'Erario un'entrata di nessun conto.

Con l’aiuto di alcuni parlamentari particolarmente sensibili i relatori On. Brunetta e On. Baretta, l’On. Ciccanti, l’On. Giuseppe Marinello, il Presidente della Camera On. Gianfranco Fini, ma soprattutto l’On. Gianfranco Paglia (deputato di FLI in questa battaglia a noi molto vicino, medaglia d’oro al valor militare che ha perso l’uso delle gambe in missione in Somalia nel 1993), abbiamo riaperto la discussione con il Governo.

Dapprima il Sottosegretario Polillo ha tenuto ferma la posizione del Governo sull’emendamento già concordato (salve le pensioni dirette, tassate quelle di reversibilità).

Poi qualcosa è cambiato. In Commissione alcuni deputati di tutti gli schieramenti hanno deciso di presentare comunque un ulteriore emendamento soppressivo dell’intera tassazione, anche contro il parere del Governo, per rimuovere quella assurda ingiustizia.

Ebbene su quell’emendamento bipartisan, il Governo stava per andare sotto, dopo che il sottosegretario Gianfranco Polillo aveva espresso parere negativo. A quel punto è intervenuto direttamente il Presidente del Consiglio, Prof. Mario Monti, che ha chiesto alla Commissione di non votare quegli emendamenti, assumendosi l'impegno di risolvere il problema durante il passaggio della legge in Senato. L'impegno è stato preso in una telefonata a Brunetta, ascoltata in viva voce dai deputati della commissione e da alcuni giornalisti. Nella telefonata si è inserito anche il Ministro del Tesoro Vittorio Grilli, che ha ribadito l'impegno. A quel punto, di fronte all’inequivocabile disponibilità del massimo esponente del Governo, i parlamentari che avevano presentato emendamenti li hanno ritirati accogliendo l'invito del premier.

E' possibile consultare l'estratto del resoconto di lavori in Commmissione, cliccando qui.

Per formalizzare questo impegno la Camera dei Deputati dovrebbe approvare a breve un ordine del giorno che contiene la descrizione di quanto avvenuto in Commissione con l'impegno del Presidente del Consiglio.

Si è trattato di un risultato fino all’altro ieri inimmaginabile, che riapre le speranze che questa vergognosa e sciagurata norma faccia la fine che merita: tornare, respinta, da dove è venuta.

Ma la battaglia non è ancora vinta, non ci possiamo adagiare nè abbassare la guardia, consci che il passaggio al Senato può nascondere numerose insidie, quali veti incrociati o voti di fiducia.

Ultima modifica il Martedì, 20 Novembre 2012 12:47

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