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Tassazione delle pensioni di guerra: il Governo insiste, l'ANVCG attacca

Nonostante le vibrate proteste dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra e di tutte le associazioni di categoria, il Governo ha deciso di confermare la norma sulla tassazione delle pensioni di guerra anche nel testo della legge di stabilità ufficialmente presentato al Parlamento per l’approvazione (art.12, comma 17, del progetto di legge n.5534/AC).

Questo atto è ancora più offensivo ed umiliante per le vittime di guerra italiane se si considera che il Governo ha invece fatto marcia indietro sulla tassazione delle pensioni e assegni di invalidità civile.

Va quindi preso atto che per questo Governo, quella che una volta era una categoria (giustamente!!!) benemerita, ora è diventata puramente un numero da usare nei giochi di contabilità.

Il Disegno di Legge è ora passato ora all’esame della Camera dei Deputati ed in tale sede daremo battaglia affinché questa infame norma venga soppressa. Sono stati interessati tutti i membri delle Commissioni parlamentari chiamate ad esprimere un parere di competenza sul testo della legge ed è stata richiesta un’audizione alle Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera dei Deputati.

A seguito della lettera di protesta già inviata alle più alte cariche dello Stato e del Governo, il Presidente dell’Associazione Avv. Castronovo ha inviato una lettera aperta ai Direttori dei maggiori quotidiani nazionali.

Tale lettera – che riportiamo integralmente sotto - ha trovato ospitalità sul Giornale di Sicilia e sull’Avvenire il giorno 16 ottobre 2012, mentre il giorno successivo è stata pubblicata integralmente e con grande evidenza nel Corriere della Sera tra le notizie di “primo piano”.

Ai Direttori di queste testate, va il più vivo ringraziamento per la sensibilità dimostrata verso le vittime civili di guerra, in questo momento così critico.

Il Presidente Avv. Castronovo è poi intervenuto nella trasmissione televisiva di RAI TRE “Codice a barre” per denunciare l’illegittimità e l’immoralità di questa proposta.

Il 24 ottobre una rappresentanza delle vittime civili di guerra di Roma ha accompagnato il Presidente Avv. Castronovo fin dalle ore 9:30 dinanzi alla Camera dei Deputati in Piazza del Parlamento, dove alle ore 11:00 si è svolto un incontro con il Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini, che si è espresso in modo molto chiaro e deciso contro la tassazione delle pensioni.

La sera dello stesso giorno, l'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra è stata ricevuta in audizione dalle Commissioni Bilancio della Camera e del Senato. E' disponibile un video dell'audizione a questo indrizzo (da min. 20:40 a min. 32:50).

Auspichiamo che il Parlamento provveda quanto prima ad eliminare questa norma che giustamente è stata definita da tanti “un tradimento dello Stato” ai danni delle vittime di guerra.

Ogni giorno che passerà prima di ritirare questa proposta è infatti un giorno di dolorosa mortificazione per tutti coloro che hanno perso la propria integrità personale e/o fisica oppure un proprio congiunto a causa di una guerra non certo da loro voluta.

 


Caro Direttore,
le scrivo, pregandola di pubblicare questa mia, perché ritengo che in questo Paese si stia veramente passando il limite, che si stiano sacrificando sull’altare dell’Europa e del pareggio di bilancio, valori ben
più importanti e profondi.

Chi le scrive è il Presidente dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, l’Ente Morale, Medaglia d’Oro al Merito Civile, preposto per legge alla rappresentanza e tutela delle vittime civili di guerra
italiane e dei loro congiunti.

Sono diventato cieco assoluto all’età di nove anni quando, mentre giocavo con un mio amico nelle campagne di Favara, città dell’Agrigentino che mi ha dato i natali 78 anni or sono, raccogliemmo
da terra una penna luccicante che ci sembrò d’oro. La raccogliemmo, cercammo di aprire il tappo, era una bomba.

Da quel fatidico 26 giugno la mia vita cambio per sempre e con la mia, quella di altri 850.000 civili italiani, molti dei quali bambini, che in quegli stessi anni subirono sulla loro pelle i danni collaterali della guerra.

A distanza di quasi settant’anni dalla fine del conflitto, le vittime civili di guerra sopravvissute sono poco più di 120.000. Si tratta di mutilati, invalidi, grandi invalidi, ciechi di guerra, ex mutilatini di Don Gnocchi, orfani e vedove, che dopo avere già offerto un grande sacrificio, fisico e morale per il Paese, oggi vedono sopraggiungere la vecchiaia ad aggravare i disagi causati dalle invalidità e dalle mutilazioni.

Mi sembra opportuno ricordare che da oltre 30 anni le vittime civili di guerra sono del tutto equiparate, sotto ogni punto di vista, agli ex-militari e ai loro congiunti.

A questi figli dell’Italia, orami numericamente in via di progressiva, esponenziale, diminuzione, anche in virtù del duraturo periodo di Pace che ha seguito il secondo conflitto bellico, lo Stato ha riconosciuto un risarcimento, sotto forma di trattamento pensionistico.

L'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 1978 stabilisce, infatti, che "La pensione, assegno o indennità di guerra … costituiscono atto risarcitorio, di doveroso riconoscimento e di solidarietà, da parte dello Stato nei confronti di coloro che, a causa della guerra, abbiano subito menomazioni nell'integrità fisica o la perdita di un congiunto”.

Con grande sorpresa, dolore, indignazione, abbiamo appreso in questi giorni che questa “solidarietà” è finita. Il Consiglio dei Ministri del 09/10/2012, ha stabilito che a partire dall’anno corrente, le pensioni di
guerra verranno assoggettate all’IRPEF.

Ritengo questa disposizione odiosa dal punto di vista morale ed abnorme da quello giuridico.

Assoggettare al reddito le pensioni di guerra a distanza di quasi 70 anni dalla fine del conflitto, significa insultare il sacrificio di questi figli dell’Italia, umiliarli e dimenticarli negli ultimi anni della loro già penalizzata esistenza.

Mai, neppure nei momenti più difficili del Paese, si è ipotizzato di tassare il risarcimento e la solidarietà che doverosamente lo Stato ha riconosciuto alle più innocenti vittime della guerra.

Al di la di queste considerazioni di carattere morale, la decisione adottata dal Consiglio dei Ministri appare palesemente incostituzionale, per violazione dell’art. 53 della carta fondamentale. Quest’ultimo,
infatti, prevede che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva...”. E di certo una pensione, un’indennità o un assegno che compensano la perdita di uno o più arti, della vista o di un caro congiunto – peraltro immutati da 25 anni e fortemente erosi dall’inflazione - non possono certo essere considerati una guadagno per chi li percepisce.

L'articolo 77 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 915/78, come modificato dall'articolo 5 della legge n. 261 del 1991, prevede conseguentemente che "Le somme corrisposte a titolo di pensione, assegno o indennità … per la loro natura risarcitoria, non costituiscono reddito. Tali somme sono, pertanto, irrilevanti ai fini fiscali, previdenziali, sanitari ed assistenziali ed in nessun caso possono essere computate, a carico dei soggetti che le percepiscono e del loro nucleo familiare, nel reddito richiesto per la corresponsione di altri trattamenti pensionistici, per la concessione di esoneri ovvero di benefici economici e assistenziali".

Anche la Corte costituzionale, in numerose pronunce, ha costantemente ribadito il carattere risarcitorio e non reddituale delle pensioni di guerra e dunque la loro non assoggettabilità ad IRPEF (cfr.
sentenza n. 70 del 1999, sentenza n. 193 del 1994, sentenza n. 204 del 1992, sentenza n. 566 del 1989, sentenza n. 387 del 1989).

Per queste ragioni, caro Direttore, le chiedo di pubblicare questa lettera, confidando che questa sciagurata norma venga ritirata dallo stesso Governo durante l’iter parlamentare della manovra di bilancio o che comunque il Capo dello Stato, quale garante dei valori e dei principi costituzionali, si rifiuti di firmare un simile provvedimento.

Restano in ogni caso la ferita profonda e l’amarezza che questo “brutto pensiero” ha suscitato in chi, ormai vecchio, ha condotto un’intera vita di sofferenze di fisiche e morali.

Ultima modifica il Venerdì, 02 Novembre 2012 10:48

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