Sei qui: Home articoli 2012

Spese militari, la Tavola della pace: “Non è ‘spending review' ma ‘spendi di più’”

Critiche al disegno di legge in discussione al senato. Lotti: “Altro che tagli ai cacciabombardieri e ai soldati. Quella del ministro Di Paola è una ‘riforma’ che comporterà l’aumento della spesa pubblica e delle spese militari”

ROMA - Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace, denuncia in una nota il provvedimento del ministro della Difesa Giampaolo Di Paola. Un disegno di legge delega che dovrebbe tagliare le spese militari.
“Finalmente si taglia – attacca Lotti -. I cacciabombardieri F35 passano da 131 a 90. I soldati passano da 190 mila a 150 mila. Uno sente queste cose e pensa: finalmente si tagliano le spese militari. E invece no. Quella del ministro Di Paola è una ‘riforma’ che comporterà l’aumento della spesa pubblica e delle spese militari. Altro che scure sulla Difesa. Altro che ‘spending review’! Questa è una ‘spendi di più’”.

Continua Lotti: “Sottoposto a una fortissima pressione morale ed economica, il ministro della Difesa ha dovuto annunciare la revisione di tutti i programmi di armamento delle forze armate e dell’intero apparato militare. Per ottemperare a questo impegno il ministro ha depositato al Senato un disegno di legge con il titolo ‘Delega al Governo per la revisione dello strumento militare nazionale’.  Cosa dice il ministro? Non c’è alcun bisogno di ridefinire il modello di difesa, perderemmo solo un sacco di tempo. Il Parlamento deve solo delegarci e noi taglieremo dappertutto: spese, personale, caserme, sprechi, armamenti. Alla fine avremo delle forze armate più efficaci ed efficienti ‘senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, neppure nella fase iniziale del processo’. Meglio di così? Dov’è il problema? Di problemi non ce n’è uno ma molti”.

Secondo Lotti, infatti, “il progetto comporta non una riduzione ma un aumento della spesa pubblica.  Il ministro vuole liberarsi di circa 33 mila militari scaricando il loro costo sulle altre amministrazioni dello stato. Allo stesso tempo pretende di mantenere inalterato il bilancio a sua disposizione. Ma se il saldo della Difesa resta invariato vuol dire che aumenterà la spesa degli altri ministeri”. Inoltre, “il progetto comporta non una riduzione ma un aumento della spesa militare. Il principio-guida è: meno soldati più armi. Ci teniamo gli stessi soldi, riduciamo il personale e investiamo i ‘risparmi’ per comprare nuove armi”.
Non solo. Per Lotti “anche la vendita delle infrastrutture militari da dismettere non porterà alcun beneficio al bilancio dello stato o alle comunità locali ma dovrà contribuire ad aumentare il bilancio della difesa”. E “per incassare altri soldi il ministro pretende inoltre di essere autorizzato a svendere direttamente ad altri paesi le armi di cui si vuole sbarazzare, magari per poi dire che gliene servono di nuove. Di più. Molto di più. Con la riforma il ministro della difesa potrà impegnarsi personalmente nella vendita di armi italiane nel mondo cancellando d’un botto tutte le ipocrisie che circondano l’intreccio tra i militari e l’industria degli armamenti”.
Per il portavoce della Tvola della Pace, “il ministro ha le idee chiare anche in materia di protezione civile. Non importa quale sia la minaccia da fronteggiare: ogni intervento di protezione civile delle FFAA dovrà essere pagato (dai comuni?) a piedilista direttamente al ministero della Difesa”.

“Un’altra pretesa del ministro Di Paola si chiama ‘flessibilità gestionale di bilancio’ – continua Lotti -. Come a dire: voi dateci i soldi, poi decidiamo noi come spenderli. Visto le performance del passato c’è da giurare che non si faranno mancare nulla. Ieri le maserati e domani? Con la stessa spudoratezza il ministro pretende di gestire tutto il delicatissimo capitolo della riduzione del personale militare e civile. Per liberarsi di questo ‘peso’ senza troppi problemi, il ministro pretende che ai suoi uomini non venga applicata la riforma delle pensioni appena approvata, che si adottino trattamenti di favore per il trasferimento dei militari in altre amministrazioni pubbliche, negli enti locali e persino nelle municipalizzate e si estendano alcuni privilegi oggi negati a tutti gli altri”.
Infine, “il piano presentato dal ministro è estremamente vago e difficilmente realizzabile. Ci costringe a impegnare centinaia di miliardi di euro da qui al 2024 senza alcuna garanzia di successo. Tant’è che tra le tante pretese c’è anche quella di prorogare annualmente il termine entro cui realizzare la riforma. Se non basteranno 10 anni, la faremo in 11, 12, 13,... Ma questa è la riforma della repubblica delle banane!”

“Di fatto il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola pretende una delega in bianco che gli consentirà di continuare a comprare armi costosissime utili solo a coinvolgere l’Italia in nuove guerre ad alta intensità – conclude Lotti -, di rafforzare l’oscuro mix di interessi che lega la Difesa all’industria militare, di difendere i privilegi della casta militare e di tenere in piedi un carrozzone anacronistico ma molto utile alla mala politica. Impediamoglielo!”.

© Copyright Redattore Sociale

Ultima modifica il Lunedì, 21 Maggio 2012 09:21

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, si acconsente all’uso dei cookie Per maggiori informazioni sull'uso dei cookie, visitare questa pagina.

Accetto i cookie da questo sito.

EU Cookie Directive Module Information